06/02/2018

A Tor Vergata il nuovo dispositivo per la perfusione degli organi

Aumentare la finestra temporale tra il prelievo dell’organo e il trapianto da 6-10 ore a 24 ore e, allo stesso tempo, avere costantemente sotto controllo lo stato di salute dell’organo da trapiantare.

Sono queste le due enormi innovazioni che la macchina di perfusione consente di raggiunge nei trapianti di fegato.

E’ la tecnica adottata dalla Chirurgia dei Trapianti del Policlinico Tor Vergata di Roma che si candida ad ampliare il numero di trapianti effettuati e ad accrescere considerevolmente gli standard di sicurezza in favore dei pazienti.

“Il metodo convenzionale di conservazione degli organi, che utilizza il raffreddamento dell’organo a 4°C, mantiene un organo “vivo” per un tempo massimo di dieci ore, tenendo presente che nel caso di un donatore marginale questo deve essere ridotto al minimo indispensabile, non più di sei ore, senza contare i possibili danni cui va naturalmente incontro un organo prelevato”, spiega il direttore dell’Uoc di Chirurgia dei Trapianti Prof. Giuseppe Tisone.

“Grazie a questa tecnica rivoluzionaria, il fegato, subito dopo il prelievo, viene conservato a una temperatura simile a quella corporea e monitorato al fine di poter stabilire, con un elevato margine di accuratezza, se sia o meno utilizzabile; al contempo, consente di ridurre il numero di organi che, altrimenti, verrebbero impropriamente scartati perché provenienti da donatori cosiddetti marginali e apparentemente non idonei al trapianto”, spiega ancora Tisone.

La macchina è trasportabile e ciò permette di iniziare la perfusione dell’organo nell’ospedale dove è presente il donatore, diminuendo così, in maniera rilevante, il danno che l’organo subisce in questa fase.

“Sono molto orgogliosa di annunciare questa innovazione al Policlinico Tor Vergata, che si avvale di professionisti di  eccellenza”, dice il direttore generale Tiziana Frittelli.

“Ci aspettiamo importanti ricadute positive non solo sul piano della sicurezza per il paziente, in termini sia di sopravvivenza che di diminuzione delle potenziali complicanze post-trapianto, ma anche in relazione al numero dei trapianti, che potrà essere considerevolmente incrementato”.

 

Fonte: QuotidianoSanità.it

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