12/09/2017

Sperimentati per la prima volta gli antivirali su una bimba con epatite C

Due anni di età e un trapianto di fegato. L’intervento a Palermo. È la prima bambina ad aver ricevuto i nuovi antivirali contro l’epatite C, la cui efficacia fino ad oggi era stata sperimentata solamente sugli adulti. 

Un viaggio tra l’Ucraina e la Sicilia, alla ricerca di una cura per la malattia che metteva a repentaglio la vita di una piccola paziente. La storia di una procedura medica ancora mai tentata, il cui successo potrebbe cambiare la vita di moltissimi bambini, in tutto il mondo.

È quando avvenuto all’Ismett di Palermo, dove una bambina di due anni è stata curata con i nuovi antivirali contro l’epatite C dopo aver ricevuto un trapianto di fegato. La prima volta su un bambino così piccolo, che apre la strada all’utilizzo di questi farmaci anche in età pediatrica.

La protagonista di questa storia a lieto fine è Milana, una bambina ucraina affetta sin dalla nascita da un’atresia delle vie biliari la cui soluzione normalmente è il trapianto di fegato. Tuttavia, nel caso di Milana una seconda patologia era sopravvenuta a complicare le cose: un’infezione da virus dell’epatite C, contratta con una trasfusione durante un precedente intervento. “L’epatite C in età pediatrica è una patologia peculiare”, racconta Jean de Ville de Goyet, Direttore del Dipartimento di pediatria per la cura e lo studio delle patologie addominali e dei trapianti addominali dell’Ismett. “Nei bambini infatti il virus ha una progressione molto lenta e di norma si aspetta che abbiano raggiunto una certa età prima di iniziare i trattamenti con i farmaci”.

In caso di trapianto però la situazione diventa molto più complicata. Perché gli immunosoppressori, che i pazienti devono prendere a vita dopo l’operazione, rendono più suscettibili all’Hcv: l’epatite progredisce più velocemente e anche il nuovo organo è ad alto rischio di infettarsi, rendendo vano il trapianto. Cosa fare? la famiglia ha deciso di contattare l’équipe dell’Ismett, e ricevuto l’ok ha lanciato una raccolta fondi che ha ricevuto donazioni da tutta Europa, per permettere alla bambina di arrivare a Palermo e sottoporsi a un trapianto da vivente (ricevere cioè un pezzo del fegato della madre). Il problema però rimaneva: confermata la diagnosi di Hcv, il rischio era che la malattia compromettesse il nuovo fegato nel giro di pochi anni, rendendo necessario quindi un nuovo trapianto, con tutti i rischi del caso e senza avere più a disposizione un donatore vivente.

È per questo che all’Ismett si è deciso di esplorare una strada ancora mai battuta: effettuare il trapianto e tenere sotto controllo l’organo, per intervenire con gli antivirali al primo segno di riattivazione del virus. Una scelta combattuta, ma la situazione della piccola non lasciava molte alternative, e così i medici di Palermo hanno proceduto col trapianto. Operazione riuscita perfettamente, ma a seguito della quale il virus ha ripreso ad infettare il nuovo fegato, costringendo i medici a sperimentare la via dei farmaci. Anche in questo caso, un successo.

“Ora la bambina sta bene – spiega De Ville – è stata seguita per tre mesi dopo l’intervento, e al momento è tornata a casa in Ucraina dove continuerà ad essere sotto controllo ancora per qualche tempo. Il successo del trattamento comunque è estremamente importante, una speranza non solo per la piccola ma anche per tanti pazienti pediatrici in situazioni analoghe.

Fonte: La Repubblica.it

 

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