06/04/2018

Sei cartelloni pubblicitari generano 60 donatori di rene nell’Oregon

L’infermiera Roxanne Loomis (65 anni), di Eugene nell’Oregon, era in dialisi da 4 anni e aveva esaurito molte delle sue opzioni per ricevere un rene, quando il suo medico le ha dato un’idea.

Il nefrologo William Gutheim le ha raccontato che un ex-paziente aveva esposto un cartellone pubblicitario per sensibilizzare le persone sulla donazione di rene.

Roxanne soffriva d’insufficienza renale da 10 anni: la dialisi le stava prosciugando la vita e le sedute settimanali avevano limitato molto la sua capacità lavorativa.

Nel 2012 era stata inserita in lista d’attesa per la donazione da cadavere ma i tempi di attesa medi nella sua regione erano, e sono, superiori ai 7 anni.

Sul fronte della donazione da vivente la famiglia e gli amici non erano risultati candidabili per vari motivi e lei era disposta a provare qualsiasi cosa pur di uscire dalla dialisi.

Da qui nasce l’iniziativa della Loomis e di suo fratello: acquistare uno spazio su un cartellone pubblicitario per 1.125 dollari con uno sconto per 3 mesi.

Il cartellone riportava una grande foto di Roxanne vestita di blu e diceva semplicemente “Richiesta d’aiuto: donatore di rene per una residente di Eugene”, riportando sotto il numero di telefono.

Poco dopo, un’altra società di cartelloni pubblicitari (Lamar), la chiamò chiedendole se poteva pubblicare la sua pubblicità su altri cinque cartelloni vuoti a Portland e Salem, nell’Oregon.
Roxanne chiese con cautela quanto ciò le sarebbe costato: la risposta fu “nulla”.

“Era il più grande regalo che avrei potuto ricevere”, aveva commentato la protagonista.

In poche settimane sono arrivate numerose chiamate e, alla fine, circa 60 proposte di potenziali donatori, tutti reindirizzati dalla Loomis al Legacy Health Hospital di Portland.

Una di queste chiamate, che proveniva da una collega infermiera di Portland, avrebbe avuto successo a poco più di un anno dalla comparsa del primo cartellone pubblicitario.

Il rene per la Loomis non è arrivato direttamente dall’infermiera di Portland, il cui gruppo sanguigno non era compatibile, ma quell’infermiera ha avviato una catena di donazioni con l’accettazione di far parte dello scambio di reni della United Network for Organ Sharing che alla fine ha portato a 10 donatori e 10 riceventi.

L’infermiera di Portland ha donato il suo rene a una donna nel Maryland per conto della Loomis e, dopo una una serie di scambi, Roxanne ha ricevuto un rene da un allenatore di 32 anni di Chicago, nell’Illinois.

La Loomis ha dichiarato di non aver mai ricevuto chiamate indesiderate a seguito dell’annuncio sul cartellone né a seguito dei poster magnetici con il suo numero apposti sui lati della sua macchina e delle auto degli amici e dei familiari.

“L’esperienza vissuta conferma che ci sono brave persone al mondo”, ha commentato la donna che suggerisce di postare anche qualcosa di quotidiano sui social media per interessare al tema della donazione.

Harvey Mysel, fondatore e Presidente del National Living Kidney Donors Network, ha dichiarato che i cartelloni pubblicitari stanno diventando sempre più comuni nelle donazioni di rene, ma non basta raggiungere le persone: è necessario toccarle in un modo da farle compiere il gesto d’amore e non c’è una formula magica per questo.

Loomis ora lavora part-time in una piccola azienda di formazione infermieristica ma è pronta a tornare a lavorare a pieno regime. “Non sai quanto sei malato finché non sei più malato”, spiega.

Un altro risvolto positivo di questa esperienza è che le persone che si sono sottoposte ai rigorosi test per vedere se erano idonee alla donazione sono così venute a conoscenza d’informazioni importanti sul proprio stato di salute che, in alcuni casi, li hanno spinti a cambiare i loro stili di vita.

La società di cartelloni pubblicitari Lamar ha pubblicato un altro tabellone a fine marzo, questa volta con la Loomis (pienamente ristabilita) e sua figlia settimane dopo il trapianto, esortando le persone a fare una donazione di rene da vivente.

Il Direttore amministrativo della Lamar, Genna Neal, ha dichiarato: “È stato un onore per la nostra azienda essere in grado di aiutarla, ed è davvero un buona idea mettere a disposizione la propria attività per qualcosa di così importante come la donazione”.


Fonte:
The Register Guard

 

 

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