19/04/2018

Padre dona parte del fegato a figlio e lo salva

Neppure un anno di vita e il peso  fermo a 10 chili. La causa era una grave malattia del fegato, una crisi di atresia biliare che non lasciava scampo: ma a salvare il piccolo ci ha pensato il papà donandogli parte del proprio fegato con un trapianto da vivente a vivente.

È accaduto a Padova, nell’Azienda ospedaliera, grazie al team guidato da Umberto Cillo.
Un intervento che risale a tempo fa e reso noto solo ora. Nel suo genere registra un precedente addirittura 20 anni fa. “Siamo riusciti a mettere sul campo tecniche di divisione del fegato così accurate e così precise sulla quantità di organo necessario per il trapianto che si possono asportare frammenti molto piccoli – rileva  Cillo -. Questi poi vanno conservati con tutti i peduncoli ed è questo l’aspetto più complicato.
Il nostro è un lavoro di equipe, non solo i chirurghi, ma anche chi si occupa del coordinamento regionale del trasporto di organi.  È un’azione corale che impegna circa 100 persone”. Un intervento del genere “dura otto ore, ma anche 10 o 12. Una cosa è certa: non si può programmare mai quando finirà”.
Il piccolo poteva ricevere, grazie al via libera concesso da  parte del Ministero della Salute su richiesta del chirurgo, il  fegato del padre o della madre perché per l’intervento non erano  disponibili altri organi da persone decedute con un’età  inferiore a 50 anni (come previsto dai protocolli). La madre è stata però subito esclusa perché in famiglia c’è un altro bambino e la scelta è caduta sul padre. L’intervento, uno ‘split’ come viene definito tecnicamente, ha portato all’asportazione del 25% del fegato del padre, praticamente l’intero lobo sinistro, che è stato immediatamente reimpiantato nel bambino.

Un intervento complesso e articolato, ma che ha registrato un successo pieno tanto che padre e figlio ora stanno bene e dopo una breve degenza sono stati entrambi dimessi. Al Centro di chirurgia epatobiliare e trapianti di fegato dell’azienda ospedaliera di Padova solo nel 2017 sono stati compiuti 109 trapianti da donatore cadavere e uno da donatore vivente, quello – appunto – del padre che si è sacrificato per  il figlio malato di atresia biliare. Il precedente caso di donazione da vivente è del 1997 quando un ferroviere croato donò parte del suo fegato al figlio malato di tumore, salvandolo.

In relazione alla notizia del trapianto pediatrico realizzato a Padova grazie alla donazione di una porzione di fegato da parte del papà del piccolo paziente, il Centro Nazionale Trapianti si congratula con il prof. Umberto Cillo e tutta la sua équipe per il risultato di questo intervento di alta complessità. Il CNT ha espresso anche i più vivi complimenti anche all’Assessorato alla Salute della Regione Veneto e all’Azienda Ospedaliera di Padova che si conferma quale eccellenza del nostro sistema, in termini di qualità delle cure offerte e dell’alto numero di trapianti eseguiti.

Nell’occasione, il CNT ha ricordato che nel nostro Paese si svolge una regolare attività trapiantologica su pazienti pediatrici sia da donatore deceduto che, come nel caso di Padova, da donatore vivente.

Negli ultimi anni, grazie ad un protocollo specifico è stato possibile diminuire la lista di attesa per i piccoli pazienti che necessitano un trapianto di fegato. Questo protocollo, infatti, prevede che il fegato di ogni donatore deceduto sotto i cinquanta anni di età venga suddiviso in due porzioni (tecnicamente si chiama “split”) per consentire due trapianti: il primo in favore di un ricevente adulto, il secondo per un paziente pediatrico.

Fonte: Ansa

 

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