20/09/2017

Il mago dei trapianti va dagli Emiri: “È una proposta di lavoro perfetta”

Daniele Pinna lascia il Sant’Orsola di Bologna. “Una proposta di lavoro più unica che rara”: così Daniele Antonio Pinna ha accettato di trasferirsi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, abbandonando l’Italia, per lavorare in uno dei tre ospedali della Cleveland Clinic, una struttura sanitaria privata fra le più importanti degli Stati Uniti che si sta espandendo anche all’estero.

“Prima mi hanno offerto di lavorare a Cleveland (in Ohio, dove ha sede una delle due cliniche americane, l’altra è in Florida, ndr) — spiega Pinna — poi negli Emirati Arabi e ho accettato quest’ultima proposta, la più stimolante”. Per Pinna, un cervello in fuga verso Oriente — una destinazione piuttosto diversa dalle solite — si tratta infatti di organizzare, nell’ospedale di Abu Dhabi un programma di trapianti e di chirurgia oncologica per il fegato e per il pancreas. E anche di reclutare collaboratori da scegliere fra i più bravi, “ma anche fra quelli più capaci di inserirsi in un sistema internazionale” precisa lui, dando un’idea di come stanno evolvendo le dinamiche lavorative nel campo sanitario mondiale.

“La sfida è questa — dice Pinna —. Cominciare a disegnare, avendo a disposizione una tavolozza con tanti colori meravigliosi, su una tela perfetta”.

Pinna ha tutti i numeri per avere successo in questa avventura. Suo papà era chirurgo pediatrico a Cagliari. Lui, però, è nato a Roma (nel 1956) e si è laureato e specializzato all’Università La Sapienza. Poi è cominciata la sua esperienza internazionale negli Stati Uniti, dopo un periodo di lavoro a Cagliari: prima a Pittsburgh e poi a Miami.

È rientrato poi in Italia, prima all’Università di Modena, nel 2000, dove ha aperto un Centro trapianti di fegato e multiviscerali e poi a Bologna, al Sant’Orsola, nel 2003, per rifondare la scuola della Chirurgia bolognese.

Nel 2010 ha portato a termine con la sua squadra un trapianto-record: quello dei «magnifici sette», come lo ha definito lui stesso. «Abbiamo eseguito, in 24 ore, sette trapianti in sette pazienti diversi — ricorda il chirurgo —. Ma il settimo paziente, magia dei numeri, un sedicenne di Ancona (arrivato in fin di vita per un gravissimo trauma stradale, ndr) ha ricevuto sette organi diversi da un solo donatore, e in particolare quello dell’intestino». Proprio nel trapianto multiorgano, quello dell’intestino in particolare, che Pinna è un’autorità. Il centro del Sant’Orsola ha raggiunto un record di trapianti per il 2016: completando 106 sostituzioni di fegato, due delle quali da donatore vivente, e 104 di rene, di cui sedici da vivente. Un’attività eccezionale, al punto che un docu-reality, dal titolo «Destini incrociati» l’ha raccontata al pubblico televisivo in un programma su Fox Life qualche tempo fa: storie di persone curate che esprimono preoccupazioni a proposito dell’intervento e di medici alle prese con questi interventi di confine. Un’ultima domanda, professore: non le dispiace lasciare Bologna e il suo gruppo? “Non c’è scelta senza rinuncia — conclude Pinna — . Certo, sono dispiaciuto di lasciare il mio gruppo di Bologna, ma i miei collaboratori possono continuare su una strada ormai aperta. Sono tutti chirurghi di eccellenza e bravi quanto me”.

Fonte: Corriere della Sera

 

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