21/06/2018

La lunga vita degli organi, si possono ritrapiantare

Reni di precedenti trapianti, trapiantati nuovamente in altri riceventi. È la nuova frontiera del trapianto che intende massimizzare le risorse disponibili per rispondere, in parte, alla cronica carenza di organi.

L’ultimo caso ha riguardato una donna afroamericana di 70 anni (Vertis Boyce) che ha ricevuto il rene da un uomo ispanico di 24 anni che a sua volta lo aveva ricevuto da una ragazza bianca di 17 anni.

Il viaggio dell’organo di Boyce e la sua nuova vita, sono il risultato di una procedura molto rara in cui le persone ricevono reni precedentemente trapiantati. Un intervento chirurgico che secondo i medici potrebbe salvare centinaia di vite all’anno nei soli Stati Uniti.

In un’intervista rilasciata alla CNN, il dottor Jeffrey Veale, Direttore dell’UCLA Kidney Exchange Program di Los Angeles e autore della procedura, spiega: “Se qualcuno muore dopo un trapianto e il rene funziona ancora, non c’è alcun motivo per cui dovremmo scartare il rene e non riutilizzarlo: questo era un organo di un adolescente, probabilmente con molti anni di vita davanti a se”.

Dall’anno scorso il chirurgo dell’UCLA ha trapiantato tre reni “re-gifted” da precedenti trapiantati che sono deceduti con il rene trapiantato in buna salute, rompendo un tabù non detto ma esistente contro l’utilizzo dei reni per la terza volta.

“Circa il 25% delle persone che ricevono trapianti di reni muore con organi perfettamente funzionanti e accettabili per il trapianto in altri ricevent. Bisogna incoraggiare il riutilizzo di questi organi e spingere affinché altri centri di trapianto della nazione facciano lo stesso per alleviare la schiacciante carenza di donatori”, continua Veale.

Secondo la United Network for Organ Sharing (UNOS), oltre 95.000 americani sono in lista d’attesa per il trapianto di reni. L’attesa per un donatore cadavere si attesta intorno ai cinque anni e in alcuni stati è più vicina ai 10 anni.

Meno del 20% dei pazienti in lista d’attesa riceverà un trapianto e, mediamente, 13 persone muoiono in lista ogni giorno. Se il riutilizzo di reni precedentemente trapiantati diventasse una pratica standard, si potrebbe aprire un nuovo pool di donatori.

“Negli ultimi 60 anni ci sono stati pochissimi casi di riutilizzo di reni, perché la pratica comune è che una volta trapiantato un rene, non lo si ri-trapianta”, sottolinea Veale alla CNN.

“Questo succede perché la maggior parte dei medici vede questi organi come beni danneggiati dopo aver attraversato non uno, ma due “eventi mortali” e perché la chirurgia dei trapianti può essere invasiva sugli organi” (vengono lavati con apposite soluzioni, messi in ghiaccio e a volte danneggiati dalla riperfusione di sangue).

Ma il chirurgo di UCLA sostiene che “ogni rene dovrebbe essere valutato per i suoi meriti e non è detto che due eventi di morte siano sempre peggiori di uno, per cui la valutazione va fatta caso per caso”.

Tuttavia, risulta abbastanza difficile e tecnicamente impegnativo rimuovere un rene trapiantato incorporato nel tessuto cicatriziale e questo potrebbe essere un altro motivo per cui molti chirurghi evitano di farlo.

Non si conoscono ancora gli esiti a lungo termine dei reni riutilizzati perché i casi eseguiti sono pochissimi (Gallon L, et al. Resolution of recurrent focal segmental glomerulosclerosis after retransplantation. N Engl J Med. 2012), ma Veale sostiene che quando sono relativamente giovani e in buona salute non c’è alcun motivo per cui non dovrebbero durare  cinque o sei anni o anche fino a 12 anni, come quelli dei primi trapianti.

Per ora i tre pazienti di Veale stanno tutti bene e il primo rene riutilizzato è perfettamente funzionante da circa un anno e mezzo.

La comunità scientifica, pur apprezzando l’iniziativa dei medici di UCLA, sostiene che non ci sarà mai un grande numero di reni disponibili di questo tipo: solo 1 persona su 200 muore in condizioni compatibili con la donazione e solo una parte infinitesimale di queste persone ha ricevuto un trapianto di rene.

Ma Veale ribadisce che “se un solo chirurgo può “riciclare” tre reni in poco più di anno e senza il supporto di un programma specifico, allora potrebbero esserci centinaia di interventi chirurgici eseguiti ogni anno a livello nazionale se la pratica divenisse uno standard”. 

L’invito finale è quello di cercare di utilizzare quante più strategie innovative possibili per aumentare il numero di organi.

 

Fonte: CNN

 

 

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