01/03/2018

Il dramma dei trapiantati venezuelani

Yasmira Castano ha avuto una nuova possibilità nella vita quando ha ricevuto un trapianto di rene quasi due decenni fa. La giovane venezuelana è stata in grado di terminare la scuola superiore e ha continuato a lavorare come manicurista.

Alla fine dello scorso anno, Yasmira, che ora ha 40 anni, non è stata in grado di trovare i farmaci necessari per impedire al suo corpo di rigettare l’organo, mentre il sistema sanitario venezuelano scivolava sempre più in crisi dopo anni di turbolenze economiche.

Alla vigilia di Natale, debole e fragile, è stata portata di corsa in un ospedale fatiscente di Caracas. Il suo sistema immunitario aveva attaccato l’organo estraneo e lei ha perso il suo rene poco dopo.

Ora, ha bisogno della dialisi tre volte alla settimana. Ma l’ospedale annesso alla Central University del Venezuela, una volta una delle migliori istituzioni del Sud America, soffre frequentemente di interruzioni d’acqua e manca di materiali per la dialisi.

“Passo le notti solo a preoccuparmi”, ha detto Yasmira, che pesa circa 35 kg, mentre giace su un vecchio letto in una squallida stanza d’ospedale, con le pareti nude e disadorna di tutto.

Il suo compagno di stanza Lismar Castellanos, che ha appena compiuto 21 anni e ha perso il suo rene trapiantato l’anno scorso, sta lottando per ottenere la dialisi di cui ha bisogno per sopravvivere.

Sono circa 3500 i trapiantati del Venezuela. Dopo anni nei quali hanno condotto una vita normale, ora vivono nella paura perché il loro Paese è incapace di acquistare una sufficiente quantità di medicinali dall’estero o di produrne abbastanza da solo.

Solo nell’ultimo mese circa 31 venezuelani hanno visto i loro corpi rigettare gli organi trapiantati a causa della mancanza di farmaci. Almeno sette sono morti a causa di complicazioni derivanti da insufficienza d’organo negli ultimi tre mesi.

Altri 16.000 venezuelani, molti dei quali sperano in un trapianto, dipendono dalla dialisi, ma anche qui le risorse e i materiali sono gravemente carenti.

Quasi la metà delle unità di dialisi del Paese è fuori servizio”, riferisce il parlamentare e oncologo Jose Manuel Olivares, una delle principali voci sulla crisi sanitaria Venezuelana, che ha visitato i centri di dialisi per valutare l’entità del problema.

Nel frattempo, centinaia di migliaia di venezuelani disperati, sono fuggiti dal paese nell’ultimo anno, tra cui molti medici professionisti e, quelli rimasti, lottano disperatamente per far fronte a risorse sempre più scarse.

“È tutto incredibilmente stressante e mortificante, chiediamo forniture e non arrivano, chiamiamo ancora e nulla accade, poi ci rendiamo conto che non ce ne sono”, ha detto un nefrologo chiedendo di rimanere anonimo perché gli operatori sanitari non sono autorizzati a parlare pubblicamente della situazione.

I pazienti trapiantati terrorizzati si stanno indebitando per comprare medicinali costosi sul mercato nero, implorando parenti all’estero di inviare farmaci o riducendone pericolosamente l’assunzione giornaliera per allungare le scorte.

“Se perdi il rene, vai in dialisi, ma non ci sono materiali per il trattamento sostitutivo, quindi vai dritto al cimitero”, dice Habanero, 56 anni, che gestisce un piccolo centro di riparazione di computer nel quartiere povero di Catia.

E, nella disperazione più totale, i pazienti chiedono a gran voce aiuti umanitari.


Fonte:
Agenzia di stampa Britannica Reuters

 

 

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