04/09/2017

Careggi, 7 trapianti di rene in 48 ore in chirurgia robotica

In 48 ore sono stati eseguiti all’ospedale Careggi di Firenze 7 trapianti di rene in chirurgia robotica. Dopo il primo trapianto in Italia di rene da donatore a cuore fermo, con l’impiego del robot chirurgico, in 48 ore sono stati eseguiti altri 3 interventi dello stesso tipo e 3 trapianti renali da donatore a cuore battente.

“Appena pochi giorni fa avevo commentato positivamente gli interventi di trapianto in chirurgia robotica eseguiti a Careggi”, è il commento dell’Assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi. “Ora l’elenco di questi interventi si è allungato. Non posso che esprimere la mia soddisfazione per questi enormi progressi resi possibili dalla chirurgia robotica, sulla quale la Toscana ha puntato molto; i miei complimenti alle équipe che hanno eseguito gli interventi e soprattutto il mio grazie ai familiari dei donatori, che hanno dato il consenso al prelievo degli organi dei loro congiunti, consentendo così ad altre persone di continuare a vivere”.

Già impiegata nella stessa Azienda Ospedaliera nel trapianto da donatore vivente per la minima invasività nella procedura di prelievo dell’organo, la chirurgia robotica del rene è stata sperimentata a Careggi nell’intervento di trapianto da cadavere con grandi benefici per il ricevente.

Il robot consente di ridurre al minimo i giorni di degenza post-operatoria grazie a una incisione di soli 6 centimetri, 3 volte più piccola rispetto alla chirurgia tradizionale. Questo permette di ridurre notevolmente il rischio di infezioni della ferita chirurgica in questi pazienti che sono spesso diabetici e sottoposti a terapia immunosoppressiva, quindi particolarmente vulnerabili da virus e batteri.

Tuttavia, l’impegno organizzativo del trapianto robotico da cadavere è particolarmente complesso perché diversamente dal donatore vivente non è possibile programmare l’intervento, la cui esecuzione dipende da un evento difficilmente prevedibile come il decesso.

Mentre nel prelievo di organi da cadavere a cuore battente la legge prevede sei ore per l’accertamento di morte encefalica, nel cuore fermo i tempi sono ulteriormente ridotti dalla necessità di prelevare gli organi fin tanto che la circolazione sanguigna è mantenuta sufficiente a ossigenare i tessuti.

Questo è possibile grazie al sistema ECMO (extracorporeal membrane oxygenation), il supporto vitale extracorporeo in grado di sostituire temporaneamente la funzione cardiaca. Sono 22 i casi in cui è stata attivata la donazione d’organi a cuore fermo a Careggi, che oggi è il primo ospedale in Italia per numero di questi interventi e l’unico che dall’ottobre del 2016 ha intrapreso, con la struttura dedicata alle cure intensive per il trauma e i supporti extracorporei diretta dal dottor Adriano Peris, l’applicazione sistematica di questo specifico programma di donazione avviato da circa due anni dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e dall’Organizzazione Toscana Trapianti (OTT) con il supporto della Regione Toscana.

Fonte: La Nazione

 

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