07/10/2015

Una nuova era nel trapianto di isole pancreatiche?

Il Diabetes Research Institute (DRI), un Centro di Eccellenza presso l’Università di Miami, ha annunciato che la prima paziente trattata con l’impianto di isole pancreatiche contenute in un patibolo biologico non richiede più insulina.

Wendy Pavone, 43 anni, è stata sottoposta a una procedura minimamente invasiva il 18 agosto 2015 e, per la prima volta, sta producendo insulina naturalmente da quando, all’età di 17 anni, le era stato diagnosticato il diabete di tipo 1.

È il primo importante passo nel processo di applicazione del DRI BioHub, un mini-organo bioingegnerizzato che imita alla perfezione il pancreas nativo nel ripristino della produzione di insulina per via naturale in persone con questa forma di diabete.

Si tratta, dunque, di un grande successo per il trial pilota BioHub in fase I/II. “Avere la paziente libero da trattamento insulinico e con un profilo glicemico eccellente è la migliore risposta mai osservata in un destinatario di isolotto pancreatico”, ha commentato Camillo Ricordi, Direttore del DRI presso la University of Miami Miller School.

Attualmente le cellule insulari vengono infuse nel fegato, ma molte di esse non sopravvivono in questo ambiente. “Il fegato è un sito di facile accesso, ma sappiamo da anni che non è il luogo ideale”, specifica Ricordi.

Questo è invece il primo trapianto di ingegneria tessutale con isole contenute in una “impalcatura biodegradabile” impiantata sulla superficie dell’omento.

La tecnica è stata progettata per minimizzare la reazione infiammatoria che viene normalmente osservata quando gli isolotti vengono impiantati nel fegato o in altri siti ad immediato contatto ematico.

L’omento è un tessuto altamente vascolarizzato che copre gli organi addominali. Le isole del donatore sono state impiantate all’interno di un’impalcatura biodegradabile, una delle piattaforme del DRI BioHub nate combinando il plasma del paziente con la trombina.

Insieme queste sostanze hanno creato un materiale simile a un gel che aderisce all’omento proteggendo le isole. L’omento è stato poi ripiegato su tutto il composto dell’impalcatura biodegradabile. Nel corso del tempo il corpo ha assorbito il gel, lasciando intatte le isole, mentre nuovi vasi sanguigni si sono formati per fornire ossigeno e altre sostanze nutritive che sostengono la sopravvivenza delle cellule.

“Siamo molto felici: questo è il miglior risultato ottenibile in questa fase. Si tratta di un sito unico, l’intervento chirurgico è molto semplice e il paziente recupera molto rapidamente”, aggiunge Rodolfo Alejandro, Professore di Medicina e direttore del Programma di trapianto cellulare clinico al DRI. “Continueremo fino al raggiungimento del nostro obiettivo finale, ossia il trapianto di isole senza immunosoppressione”.

Se tali risultati verranno confermati si può parlare dell’inizio di una nuova era nel trapianto di isole. “Il nostro obiettivo finale è quello di sviluppare ulteriori tecnologie che evitino la necessità di somministrare terapia antirigetto”, conclude Ricordi.

Fonte: Diabetes Research Institute: Successfully Transplants First Patient in Pilot BioHub Trial.

Per ulteriori informazioni sullo sviluppo del BioHub, visitare il sito:[http://www.diabetesresearch.org/BioHub]

 

 

 

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