20/02/2018

Una chiave per ottenere risultati migliori nel trapianto di fegato

Lai JC , Covinsky KE, McCulloch CE, Feng S. The liver frailty index improves mortality prediction of the subjective clinician assessment in patients with cirrhosis. Am J Gastroenterol 2017 Dec 12.  [Epub ahead of print].

È ormai accettato che la malnutrizione, che colpisce circa il 40%-80% dei pazienti in attesa di trapianto di fegato, è associata a un aumento della morbilità e della mortalità dopo l’intervento chirurgico di trapianto.

Meno caratterizzata è invece la correlazione tra deterioramento muscolare con sarcopenia e declino funzionale e mortalità dei pazienti cirrotici nel post-trapianto.

Questi parametri, che non sono quantificati dal punteggio del Model for End-Stage Liver Disease (MELD) sono invece determinanti nel predire la mortalità post-trapianto indipendentemente dal punteggio MELD.

Lo sostengono i ricercatori della divisione di epatologia e gastroenterologie dell’Università della California in uno studio di recente pubblicazione sull’American Journal of Gastroenterology nel quale propongono di incorporare tali parametri tra le misure di fragilità proposte.

In particolare, Jennifer Lai e colleghi hanno misurato la fragilità dei pazienti attraverso il Liver Frailty Index (LFI) e confrontato i risultati con una valutazione soggettiva dell’epatologo che è quella più comunemente utilizzata nello studio clinico dei pazienti cirrotici.

Il Liver Frailty Index si basa sulla rilevazione di alcuni parametri oggettivi quali: forza di presa (misurata in Kg attraverso il dinamometro), equilibro (facendo alzare e sedere il paziente su una sedia per 5 volte senza usare le braccia e misurando la capacità di equilibrio espressa in secondi) e velocità dell’andatura.

Nei 529 pazienti con cirrosi valutati, il punteggio risultante dal Liver Frailty Index era di 3,8 e la valutazione clinica dell’epatologo di 3. La correlazione tra LFI e la valutazione clinica è stata modesta (ρ = 0,38) con un’elevata variabilità da parte dell’epatologo (ρ = 0,26-0,70).

A una mediana di 11 mesi, 102 pazienti sono morti o sospesi dalla lista (19%). Sia l’LFI che la valutazione clinica sono risultati fortemente associati al rischio di mortalità di lista di attesa, ma l’aggiunta del Liver Frailty Index alla valutazione del medico, ha migliorato significativamente la previsione della mortalità rispetto alla sola valutazione clinica (0,74 vs 0,68; P = 0,02).

Inoltre, rispetto alla sola valutazione clinica, l’aggiunta della LFI ha correttamente riclassificato il 34% dei pazienti al loro corretto stato di sopravvivenza.

Ma l’aspetto ancor più interessante è che tra i pazienti risultati non fragili prima di sottoporsi al trapianto, il 61% è rimasto tale anche dopo il trapianto. Al contrario, tra coloro che erano fragili prima del trapianto, solo il 4% ha recuperato robustezza in qualsiasi momento dopo il trapianto.

All’analisi univariata, ogni miglioramento nel punteggio del Liver Frailty Index pre-trapianto, era associato a maggiori probabilità di essere in buona forma fisica dopo il trapianto di fegato a 3 mesi, 6 mesi e 1 anno.

I pazienti che erano invece fragili prima del trapianto avevano una tendenza verso più giorni nel reparto di terapia intensiva e di nuovi ricoveri entro 90 giorni.

Tutto ciò porta i ricercatori a concludere che l’aggiunta del Liver Frailty Index alla valutazione dell’epatologo (soggettiva e quindi passibile di alta variabilità) non solo può ridurre  la la mortalità in lista d’attesa dei pazienti con cirrosi, ma è anche in grado di predire in modo significativo  l’esito del trapianto e il rischio di morte indipendentemente dal MELD.

“Sono risultati che non solo supportano la necessità d’incorporare tali parametri nella valutazione dei candidati al trapianto al fine di migliorare il processo valutativo di trapiantabilità, ma che fanno anche appello all’istituzione di programmi pre-riabilitazione come l’esercizio fisico e la terapia nutrizionale, che mirano a prevenire o a rallentare la progressione della fragilità e della sarcopenia prima del trapianto in quanto intervenendo subito dopo il trapianto ottimizzerà i risultati del trapianto”, concludono gli autori.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

 

 

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