30/05/2017

Un test innovativo per la diagnosi precoce del rigetto

Vallabhajosyula P, Korutla L, Habertheuer A, Naji A, et al. Tissue-specific exosome biomarkers for noninvasively monitoring immunologic rejection of transplanted tissue. J Clin Invest 2017. [Epub ahead of print]

Individuato un metodo in grado di indicare precocemente, rispetto ai metodi standard, la presenza di rigetto.
Un biomarcatore che, attraverso un semplice esame del sangue, permetterebbe di invertire gli episodi di rigetto in molti di questi casi utilizzando farmaci immunosoppressori e di prolungare la longevità del trapianto

Lo affermano i ricercatori dell’Università della Pennsylvania in uno studio dettagliato pubblicato online sul Journal of Clinical Investigation.

“C’era la necessita di trovare un sistema in grado di funzionare per l’intera gamma dei trapianti e che permettesse di rilevare il rigetto prima di quanto siamo attualmente in grado di fare”, ha commentato l’autore dello studio Prashanth Vallabhajosyula, Professore associato di chirurgia vascolare presso l’Università della Pennsylvania.

“Pensiamo che il marcatore che abbiamo individuato possa soddisfare tale esigenza”.

Il nuovo metodo prevede la rilevazione di minuscole strutture (capsule) conosciute come esosomi, che normalmente sono secrete dalla maggior parte dei tipi di cellule. I ricercatori sanno che queste capsule contengono proteine e altre molecole che possono influenzare le attività delle cellule vicine. Come le loro cellule madri, gli esosomi hanno marcatori proteici sulla loro superficie (antigeni MHC) attraverso cui sono identificati dal sistema immunitario come parte del corpo.

I ricercatori hanno utilizzato un modello standard di laboratorio in cui cellule umane di isole pancreatiche sono state trapiantate nei topi e hanno dimostrato che, attraverso un prelievo ematico, è possibile rilevare e quantificare gli esosomi delle cellule umane nel sangue dei topi.

Quando i ricercatori hanno indotto un rigetto immunitario nei topi, la concentrazione di esosomi sulle isole trapiantate è calata immediatamente. “I livelli di tali esosomi nel sangue si sono alterati radicalmente e ben prima di poter essere evidenziati da altri markers clinici come i livelli di glucosio a digiuno”, spiegano i ricercatori.

Il motivo del calo improvviso non è chiaro in quanto è accaduto molto prima che ci fossero evidenti danni alle isole trapiantate, ma probabilmente è dovuto a una produzione ridotta degli esosomi da parte delle cellule.

Al fine di esplorare l’attendibilità della metodica sull’uomo, i ricercatori hanno esaminato i campioni di plasma e sangue conservati da cinque riceventi il trapianto di isole pancreatiche in un trial clinico del National Institutes of Health (NIH) e sono stati in grado di rilevare gli esosomi dei donatori nei campioni di segue dei trapianti in buona salute.

Al contrario, in quelli che avevano subito un rigetto, la misurazione degli esosomi del donatore era in forte calo già se mesi prima che le cellule pancreatiche trapiantate smettessero di funzionare e che il paziente sviluppasse i segni clinici del diabete.

Ciò fa ritenere ai ricercatori che il test non solo potrebbe essere utile nel predire precocemente il rigetto del trapianto nelle persone, ma affinandone l’affidabilità, il test potrebbe essere ancora più utile nell’identificare il tipo specifico di malfunzionamento del trapianto, ovvero, discriminare per esempio una crisi causata da rigetto rispetto a una causata da infezione.

Per di più i ricercatori hanno dimostrato di poter isolare e rilevare gli esosomi del tessuto dei donatori nei diversi tipo di trapianto.

Ad esempio, nel trapianto di rene hanno documentato che è possibile isolare e quantificare gli esosomi del donatore non solo nel sangue, ma anche nelle urine, quindi, potenzialmente anche meno invasivo rispetto all’esame del sangue.

“La capacità di isolare e analizzare esosomi tessuto-specifici, è una metodica molto potente e senza precedenti che ci permettere di comprendere non solo lo stato dell’organo nel suo complesso, ma apre una finestra fondamentale per capire il loro ruolo nel rigetto del trapianto e nella tolleranza”, conclude lo studio.


N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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