07/06/2017

Un test delle urine per determinare il fallimento del trapianto di rene

Los-Arcos I, Martìn L, Canals F, Len O, et al. Determination of BK virus nephropathy biomarkers in urine samples from kidney transplant recipients by proteomics. The 27th European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID). Vienna, Austria, 22 – 25 April 2017. Aabstract EP0341,

La ricerca di marcatori molecolari nelle urine dei pazienti trapiantati di rene potrebbe rivelare se è in corso un rigetto e perché.

È quanto si afferma in una ricerca presentata al 27° Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (ECCMID).

I trapianti sono una liberazione per i pazienti con malattie renali allo stadio terminale, ma circa il 25% fallisce entro cinque anni, o perché il corpo comincia a rigettare il nuovo organo, o perché un’infezione virale ha attaccato il rene trapiantato.

Anche se l’esito può essere lo stesso, ovvero il fallimento del trapianto, i due problemi richiedono trattamenti diametralmente opposti, ma spesso, nel momento in cui la causa del fallimento è confermata, è troppo tardi per fronteggiare il problema.

La nuova ricerca suggerisce che le due cause di fallimento potrebbero essere distinte tra loro attraverso l’individuazione di un cocktail di proteine disperse dal rene nell’urina del paziente e questo potrebbe rappresentare la base di un test per individuare i primi segni di insuccesso del trapianto e garantire il corretto trattamento.

Lo studio è stato presentato dal  Ibai Los-Arcos, dell’Istituto di ricerca di Vall d’Hebron di Barcellona, ​​(Spagna) che nel suo intervento spiega: “I pazienti sottoposti a trapianto renale ricevono farmaci immunosoppressivi per impedire che i loro corpi respingano l’organo del donatore, ma questo è un atto di equilibrio: se il trattamento è insufficiente, l’organo può essere distrutto dal sistema immunitario, se è eccessivo la soppressione può favorire l’istaurarsi di processi infettivi e quando capiamo quanto sta succedendo è troppo tardi per salvare l’organo”.

Lo studio si è concentrato sul virus BK che la maggior parte delle persone sperimenta durante l’infanzia principalmente senza sintomi. Dopo l’infezione il virus rimane nel corpo, giacendo dormiente nei reni e nel tratto urinario. Tuttavia, quando i pazienti sottoposti a trapianto ricevono farmaci immunosoppressivi, il virus può riattivarsi e infettare il nuovo rene distruggendolo. Ciò avviene generalmente entro due anni dal trapianto.

La ricerca condotta dai ricercatori spagnoli ha coinvolto 30 pazienti con trapianto di rene. Dieci con diagnosi di rigetto acuto T mediato (TCMR), altri dieci con nefropatia da virus BK, il che significa che il virus stava rovinando il rene e gli ultimi dieci non avevano problemi conosciuti ai reni trapiantati (innesti stabili).

I ricercatori hanno analizzato i campioni di urina di ogni paziente per scoprire quali proteine ​​fossero presenti. La maggior parte delle proteine ​​ trovate proveniva dal corpo umano. Tuttavia, in quelli con l’infezione virale, hanno trovato proteine ​​provenienti dal virus BK che non erano presenti nei campioni dei pazienti con TCMR né in quelli con un innesto stabile.

Quando hanno guardato più da vicino le proteine ​​umane, gli autori hanno intuito che avrebbero potuto utilizzare i livelli di queste proteine ​​per differenziare i pazienti che avevano TCMR da quelli con nefropatia da virus BK e da quelli con un trapianto con funzionalità stabile.

 

Il dottor Los-Arcos al congresso ha commentato “Se riusciamo a confermare questi risultati in una coorte più ampia e validata di pazienti  possiamo essere in grado di sviluppare un test delle urine per indicare quando un trapianto di rene si stia avviando al rigetto in una fase molto più precoce e questo ci permetterebbe di scegliere il trattamento corretto in tempo utile”.

Ora i ricercatori stanno lavorando per sviluppare un kit di test semplice e poco costoso che potrebbe essere utilizzato per misurare le proteine ​​chiave nei campioni di urina e che potrebbero essere disponibili in pochi anni grazie anche al sovvenzionamento della ricerca da parte del Ministero della Salute spagnolo.


N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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