24/05/2018

Un sistema di assistenza ventricolare minimamente invasivo per l’insufficienza cardiaca

Jeevanandam V, Song T, Onsager D, et al. The first-in-human experience with a minimally invasive, ambulatory, counterpulsation heart assist system for advanced congestive heart failure. J Heart Lung Transplant 2018; 37(1):1-6.

Un sistema di assistenza ventricolare intravascolare (iVAS), ossia, un nuovo approccio di assistenza cardiaca minimamente invasivo, somministrato ambulatorialmente attraverso l’arteria succlavia e alimentato da un driver portatile, progettato come ponte al trapianto o per prolungare la terapia medica.

È quanto riferisce uno studio pubblicato recentemente sul Journal of Heart and Lung Transplantation ad opera dei ricercatori dello University of Chicago Medical Center (Department of Surgery), che riportano la prima esperienza dell’applicazione del dispositivo nell’Uomo.

Si tratta di uno studio prospettico di fattibilità preliminare non randomizzato, a braccio singolo, approvato dalla Food and Drug Administration FDA per i pazienti in attesa di trapianto cardiaco.

Dei quattordici pazienti arruolati nello studio, 13 (92,8%) sono stati trattati con iVAS.

Al momento dell’impianto, l’età media era di 58 ± 6,7 anni: l’85% di questi era di sesso maschile, il 28% aveva una cardiomiopatia ischemica. La frazione di eiezione ventricolare sinistra media era del 22%, con il 69% dei pazienti che aveva un rigurgito mitralico classificato da moderato a grave.

Non ci sono state complicanze intraoperatorie, né sono state necessarie trasfusioni di sangue intraoperatorie.

Tutti i pazienti sono stati trapiantati dopo 32 ± 21 giorni. Non si sono verificati decessi o eventi tromboembolici, con un solo paziente che ha richiesto l’escalation del supporto meccanico.

Secondo gli autori l’esperienza rivela che il sistema di assistenza ventricolare intravascolare (iVAS), può essere inserito con successo in un approccio standardizzato per il trattamento dell’insufficienza cardiaca congestizia avanzata (aCHF) nei pazienti in attesa di trapianto di cuore che rimane, indubbiamente, la terapia migliore.

Però, la carenza di organi non consente di trattare tutti i pazienti con il trapianto, per cui gli impianti di  LVAD a flusso continuo (cfLVAD) sono diventati la terapia principale.

Questi dispositivi hanno sicuramente migliorato la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia avanzata, ma hanno anche un’incidenza del 70% di qualche complicanza maggiore (morte, trombosi, emolisi, sanguinamento, ictus) entro il primo anno (Kirklin JK, et al. Seventh INTERMACS annual report: 15,000 patients and counting. J Heart Lung Transplant. 2015).

Per i pazienti considerati “meno gravemente malati”, la comunità medica è riluttante ad impiantare cfLVADs a causa della necessità di una procedura invasiva (sternotomia o toracotomia) e del profilo di complicanze.

Un’alternativa alle pompe a flusso continuo è la contropulsazione, che consiste nel fornire energia alla circolazione all’inizio della diastole. Ciò riduce il carico di lavoro del cuore e aumenta la perfusione miocardica.

Ad esempio, le pompe a palloncino intra-aortico (IABP) sono impiantate in più di 200.000 casi all’anno in tutto il mondo e sono spesso la terapia di prima scelta per i pazienti che presentano insufficienza circolatoria.

Tuttavia, a causa dell’inserzione nell’arteria femorale e delle dimensioni e complessità del meccanismo di guida, i pazienti sono costretti a rimanere in unità di terapia intensiva (ICU) e questo limita la durata del supporto e la mobilità del paziente.

I vantaggi del sistema di assistenza ventricolare intravascolare sono invece diversi:

  • è minimamente invasivo (non richiede l’accesso al cuore);
  • combina i benefici di IABP e cfLVAD attraverso la contropulsazione;
  • non richiede ricovero prolungato;
  • in caso di fallimento può essere facilmente sostituito;
  • può essere facilmente aumentato se le condizioni del paziente si deteriorano.

In conclusione gli autori sostengono che il sistema iVAS  dimostra un alto tasso di risultati positivi con un eccellente profilo rischio-beneficio che oltre a garantire un adeguato supporto  circolatorio e una valida risposta emodinamica, migliora l’ossigenazione del microcircolo e soprattutto consente di non ospedalizzare più i pazienti.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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