07/12/2017

Un antidiabetico per sconfiggere il rigetto nei trapianti d’organo

Kishore M, Cheung KCP, Bonacina F, et al. Regulatory T cell migration is dependent on glucokinase-mediated glycolysis. Immunity 2017;47(5):875-889.e10.


Un principio attivo utilizzato per il trattamento del diabete e ormai fuori commercio potrebbe aiutare a sconfiggere il rigetto nei trapianti d’organo.

È quanto emerge da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Immunity ad opera dei ricercatori della Queen Mary University di Londra, guidati dalla Prof.ssa Federica Marelli-Berg.

I ricercatori avrebbero scoperto che, riproponendo un farmaco progettato per la cura del diabete, si potrebbe accelerare l’integrazione del sistema sanguigno al nuovo organo.

Se gli ulteriori test in programma dovessero confermare tali evidenze, ci troveremmo di fronte a un punto di svolta con ripercussioni non solo cliniche ma anche di carattere economico, visto che il farmaco già esiste e che, come dimostrato in altri studi, è sicuro per gli esseri umani.

Il farmaco, come detto, era stato progettato per aumentare l’attività dell’enzima glucochinasi, che viene soppressa nelle persone con diabete di tipo 2. Per questi pazienti l’enzima è essenziale per regolare i livelli di zucchero nel sangue.

Ma lo sarebbe anche per i trapiantati perché guida il movimento delle cellule T-regolatorie negli organi umani aiutando il sistema immunitario ad integrarsi e a fondersi con il nuovo organo prevenendo il rigetto.

Il farmaco era stato accantonato per via di nuovi approcci per la cura dei pazienti diabetici, ma i ricercatori della Queen Mary University hanno deciso di testarne gli effetti sui topi e hanno osservato che era in grado di aumentare drasticamente il flusso di cellule T-regolatorie nei nuovi organi.

Il team ha poi studiato i campioni di sangue di un gruppo di persone con una mutazione del gene GCKR che controlla l’attività della proteina (coinvolta nella regolazione del metabolismo del glucosio prodotta dalle cellule del fegato) e che rende più attiva la variante dell’enzima glucochinasi e ha osservato che, in queste persone, le cellule T-regolatorie migrano più facilmente negli organi.

Finora la riprogrammazione metabolica durante la differenziazione cellulare delle Tregt era stata ampiamente studiata, ma la bioenergetica della migrazione era rimasta indefinita.

Secondo i ricercatori con questo studio si è trovato un modo completamente diverso per provare a bloccare il rigetto d’organo. Ovvero, sono state individuate le vie metaboliche che sostengono la migrazione delle cellule Treg del timo e come queste vie vengono impegnate dai segnali pro-migratori che inducono una riprogrammazione metabolica delle cellule Treger verso la glicolisi aerobica tramite mTORC2.

Poiché questo percorso potrebbe essere operativo anche nel sistema immunitario umano il prossimo passo è far entrare il farmaco negli studi clinici. Se questi avranno il successo ipotizzato dagli autori, la vita dei pazienti trapiantati potrebbe avere una svolta epocale perché gli attuali farmaci utilizzati per prevenire il rigetto, che pure hanno consentito enormi progressi, continuano ad avere una serie di importanti effetti collaterali, tra cui un maggior rischio d’ infezioni e di sviluppo neoplastico.

E ciò, in gran parte, dipende dal fatto che non sono in grado di colpire in modo selettivo l’area del sistema immunitario responsabile del rigetto d’organo.

Riassumendo, lo studio definisce una via biosintetica per la regolazione della motilità cellulare e la migrazione indotta mediante stimoli Tregt stanziali. La selettività apparente di questo percorso nella regolazione della motilità delle cellule Tregt sia nel modello murino che in quello umano suggerisce che potrebbe essere possibile manipolare selettivamente la migrazione di distinte sottopopolazioni linfocitarie indirizzando diversi enzimi glicolitici.

Insomma, con questa ricerca si potrebbe aver fatto un grande passo avanti nella riduzione del numero di rigetti e questo potrebbe consentire alle persone che hanno subito un trapianto di vivere una vita più lunga e più sana.

 

 

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