12/12/2017

Troppe le cause di morte “sconosciute” tra i pazienti trapiantati di rene

Navaneethan SD, Niu J, Mandayam SA, et al. Causes of death among kidney transplant recipients in the United States. Data presented in poster format at Kidney Week 2017; abstract n° TH-PO978.

Secondo uno studio presentato al recente Meeting dell’American Society of Kidney, tenutosi a New Orleans in occasione della Kidney Week 2017 , per la maggior parte pazienti sottoposti a trapianto di rene, poi deceduti con trapianto funzionante, le cause di morte sono riportate come “sconosciute” .

Lo studio ha anche mostrato un trend in calo nel rischio di morte causa-specifico nel corso del tempo.

Sankar D. Navaneethan e i colleghi del Baylor College of Medicine di Houston hanno preso in esame una coorte di 196.748 pazienti (Fonte: United States Renal Data System) che avevano ricevuto un primo trapianto di rene dal 1996 al 2012.

Di questi pazienti, 40.742 sono deceduti con il trapianto funzionante, ma la causa di morte, nel 64% dei casi, è stata segnalata come sconosciuta.

Tra coloro per i quali la causa del decesso è stata invece riportata, l’origine cardiovascolare rappresentava il 37%, i tumori maligni il 14%, le infezioni il 21% e le altre cause il 28%.

Lo studio ha, inoltre, evidenziato che i pazienti sottoposti a trapianto di rene negli ultimi anni presentavano un più basso rischio di morte rispetto ai pazienti sottoposti a trapianto nel 1996.

In particolare, rispetto ai pazienti che avevano ricevuto un rene nel 1996, i trapiantati dal 2003 in poi presentavano una progressiva diminuzione del rischio di morte a 10 anni per eventi cardiovascolari, infezioni e neoplasie maligne, rispettivamente del 43%, 38% e 34% .

Il dato non soddisfacente rimane l’alta percentuale di decessi “senza causa”, dato questo  che non permette d’identificare i diversi fattori che influenzano la sopravvivenza post-trapianto e non è chiaro se tale mancanza sia imputabile alla non completezza dei dati o a una reale difficoltà d’identificazione clinica.

In ogni caso, l’assenza di queste importanti informazioni rende più difficile riconoscere anche quelle condizioni che potrebbero essere modificate con opportune strategie terapeutiche, per cui gli autori richiamano alla necessità di una maggiore accuratezza nel follow-up per comprendere eventuali management sub-ottimali che possano incidere positivamente sugli outcome di sopravvivenza.

 

 

 

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