14/11/2017

Trapianto di pancreas da donatori DCD, un’esperienza di successo

Kopp W, Lam HD, Baranski A, Braat A, et al. Pancreas transplantation with grafts from donors deceased after circulatory death (DCD): 5 years single center experience. Transplantation 2017 Sept 6.[Epub ahead of print]

Finquando l’indice di rischio dei donatori è relativamente basso i risultati del trapianto di pancreas con organi da donatori DCD sono simili ai risultati dei trapianti da donatore in morte cerebrale (DBD).

Lo sostiene uno studio pubblicato recentemente su Trasplantation che riporta l’esperienza del centro trapianti dell’Università di Leiden (Paesi Bassi).

“Il trapianto di pancreas da un donatore DCD giovane, magro, deceduto a causa di un evento traumatico e con un breve periodo d’ischemia fredda, può ottenere risultati migliori di quelli ottenuti con pancreas prelevati da donatori DBD”, commenta Andries Braat, autore senior dello studio.

Dato che i graft pancreatici da soggetti DCD si sono dimostrati adatti per il trapianto i ricercatori hanno poi deciso di esaminare se tali donatori avrebbero potuto essere una fonte promettente di organi aggiuntivi. Hanno quindi analizzato in modo retrospettivo i dati di 104 trapianti consecutivi di pancreas eseguiti nel loro centro dal 2011 al 2015, comprendenti 83 donatori DBD e 21 da donatori DCD.

L’indice di rischio medio del donatore di pancreas (PDRI) era 1,47 con una differenza non significativa tra donatori DBD (1,61) e DCD (1,25). Quando i ricercatori hanno però escluso il DCD stesso come fattore di rischio, il PDRI mediano per i donatori DCD è risultato di 0,97, ossia significativamente inferiore al 1,61 per donatori DBD.

L’età del donatore è risultata essere l’unico fattore di rischio correlato al donatore da associare alla sopravvivenza del trapianto.

La funzione ritardata del graft e il sanguinamento postoperatorio si sono verificati più spesso nei trapianti DCD rispetto agli organi DBD, ma i graft DCD avevano minori probabiltà di sviluppare trombosi.

La sopravvivenza del paziente e del trapianto è risultata simile tra le due tipologie di organi a 90 giorni, un anno e tre anni.

Tutto ciò fa sostenere agli autori che i pancreas di donatori DCD, specialmente quelli con PDRI più bassi (donatori più giovani e con causa di morte traumatica), dovrebbero sempre essere presi in considerazione per il trapianto.

“Anche se i riceventi di tali organi presentavano più frequentemente episodi di sanguinamento postoperatorio e una funzione ritardata dell’innesto, le sopravvivenze del pancreas e del rene-pancreas, sono almeno uguali a quelle ottenute nei trapianti effettuati con organi da donatori in morte cerebrale”, conclude lo studio.  

La speranza è che questi risultati possano convincere altri centri trapianto a utilizzare sempre più i pancreas da questi donatori che, al momento, rappresentano l’opzione migliore per fare fronte alla crescente carenza di organi ma anche per esplorare eventuali limiti dei donatori più anziani.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

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