07/08/2018

Trapianto di polmone: tecnica non invasiva aiuterà a diagnosticare il rigetto

Keller CA, Khoor A, Arenberg DA, Islam SU, et al. Diagnosis of acute cellular rejection using probe-based confocal laser endomicroscopy in lung transplant recipients: a prospective, multicenter trial. Transplantation. 2018 May 29. [Epub ahead of print]

Endomicroscopia confocale laser: è questo il supporto tecnologico da cui potrebbe arrivare un grande contributo per la diagnosi precoce del rigetto cellulare acuto nei trapianti di polmone.

È quanto suggerisce uno studio effettuato dai ricercatori della Mayo Clinic di Jacksonville in Florida, pubblicato su Transplantation.

Si tratta di una tecnica di recente introduzione che viene eseguita durante un esame endoscopico tradizionale e permette di esaminare in alta risoluzione le mucose e i tessuti durante la fase diagnostica.

Cesar Keller e i colleghi della Mayo Clinic di Jacksonville hanno esaminato 29 video di imaging con tale tecnica relativi a 24 trapiantati di polmone sottoposti a broncoscopia diagnostica entro un anno dal trapianto per sospetto rigetto cellulare acuto.

Hanno quindi osservato le immagini ricavate relativamente a due distinte condizioni ossia abbondanza di cellularità alveolare (AAC) e cellularità perivascolare (PVC) e confrontato il quadro con i criteri istopatologici per rigetto cellulare acuto identificati dai campioni di biopsia.

Mentre il quadro di abbondanza di cellularità alveolare presentava una bassa corrispondenza diagnostica per rigetto cellulare acuto, la cellularità perivascolare ha mostrato prestazioni diagnostiche molto elevate.

Sono stati identificati anche tre falsi positivi: un paziente con citomegalovirus, un caso di herpes virus presente nel broncolavaggio e un paziente con rigetto anticorpo-mediato con biopsia negativa per rigetto cellulare acuto.

In particolare, la concordanza tra i vasi con cellularità perivascolare visti con l’endomicroscopia confocale laser e il rigetto cellulare acuto diagnosticato con biopsia, suggerisce che la cellularità perivascolare evidenziata con tale tecnica può essere usata come marker di danno del trapianto e potrebbe potenzialmente migliorare le prestazioni delle biopsie transbronchiali (TBB) che sono l’attuale gold standard in questi casi.

“La ricerca di cellularità perivascolare tramite endomicroscopia ha mostrato un’eccellente sensibilità e, se riproducibile, questo risultato potrebbe consentire una sostanziale riduzione delle biopsie invasive, assicurando che non venga mancata alcuna diagnosi di rigetto”, specificano gli autori.

Ovviamente, come per qualsiasi altra nuova tecnologia, è necessario un processo di apprendimento per imparare a interpretare le immagini e a riconoscere la presenza di strutture vascolari che possono o meno presentare una cellularità perivascolare, “ma anche se si tratta di uno studio preliminare, i risultati sono molto incoraggianti”, commenta il primo autore dello studio Cesar Keller, aggiungendo che “in futuro, nuovi progressi tecnologici, come i modelli computerizzati di riconoscimento delle immagini, potrebbero aiutare a interpretare l’imaging più rapidamente e più facilmente di ora”.

Il punto critico dello studio è che quando si osservano le cellule che aderiscono ai vasi sanguigni bisognerebbe osservarle singolarmente e distinguere se si tratta di neutrofili, linfociti o eosinofili e questo studio non ha fatto tale distinzione.

In ogni caso rimane una tecnologia affascinante, con un grande potenziale diagnostico che può essere facilmente utilizzata da medici esperti e che, anche se non ancora in grado di sostituire il gold standard rappresentato dalla biopsia, può agire in aggiunta a questa per migliorarne la precisione.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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