05/03/2018

Trapianto di fegato da vivente nei bambini, tutti i benefici

Przybyszewski EM, Verna EC, Lobritto SJ, et al. Durable clinical and immunologic advantage of living donor liver transplantation in children. Transplantation 2018 Jan 23. [Epub ahead of print]

Nei pazienti trapiantati in età pediatrica, il trapianto di fegato da donatore vivente fornisce benefici immunologici e clinici significativi rispetto a quello da cadavere.

Lo sostengono i ricercatori della Columbia University in questo studio retrospettivo in cui hanno esaminato i risultati di 241 piccoli pazienti sottoposti a trapianto, di cui 64 da donatore vivente  (26,6%), e 177 da donatore cadavere (73,4%).

In particolare, lo studio dimostra che i graft da donatori viventi hanno minori rischi immunologici a lungo termine ed evidenti vantaggi clinici rispetto a quelli di donatori deceduti.

La maggior parte degli innesti da donatori viventi (90,6%) proveniva da un donatore parentale (42 donatori materni e 33 donatori paterni).

Il rigetto cellulare acuto era significativamente più comune tra i trapianti da cadavere (39,0%) rispetto a quelli trapiantati da vivente (20,3%).

Dopo aggiustamento per altri fattori, il trapianto da vivente è stato associato a un rischio di rigetto cellulare acuto inferiore del 47% (P = 0,04), così come l’incidenza del rigetto cronico è risultata molto più alta nei trapianti da donatore cadavere rispetto a quella riscontrata nel donatore vivente (13,0% Vs. 4,7%).

Secondo i ricercatori gli altri fattori che contribuiscono al rigetto cronico riguardano la razza afroamericana o nera, la complicanza delle vie biliari, le patologie autoimmuni e gli eventi di rigetto cellulare acuto.

I pazienti trapiantati da donatore vivente avevano molte più probabilità di raggiungere, in monoterapia, una sopravvivenza del trapianto a tre anni (87,7% Vs. 46,7%).

All’analisi multivariata, il trapianto da donatore vivente è risultato indipendentemente associato al rischio di perdita del trapianto inferiore del 71%, ma non a differenze significative nella mortalità del paziente.

Rispetto agli innesti paterni, i graft materni hanno presentato meno rischi di rigetto cellulare acuto e disturbi linfoproliferativi post trapianto, ma nessuna differenza nel fallimento del trapianto o nella mortalità.

“Il nostro studio suggerisce che, rispetto alla donazione da cadavere, quella da vivente può offrire benefici immunologici a lungo termine e vantaggi clinici durevoli per i pazienti trapiantati di fegato in età pediatrica”, sottolinea il dottor Przybyszewski, del Columbia University Medical Center di New York City e primo autore dello studio.

La valutazione e la selezione dei donatori viventi non sono state specificamente esaminate in questo studio ma è certamente un’area di indagine importante che avrebbe dato completezza all’indagine.

Nelle conclusioni gli autori non mancano di citare i contributi dei donatori e delle loro famiglie, ricordando che “le decisioni sulla donazione non sono mai facili, spesso si svolgono in momenti emotivamente complessi e richiedono coraggio”.

Ma questo loro coraggio salva le vite e va sostenuto raccomandando con fiducia la donazione da vivente come la migliore opzione per i bambini che necessitano di un trapianto di fegato.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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