25/07/2018

Trapianto di cuore, buoni i risultati anche da donatori DCD

Messer S, Page A, Colah S, Large S, et al. Human heart transplantation from donation after circulatory determined death (DCD) donors using normothermic regional perfusion and cold storage. J Heart Lung Transplantat. DOI: https://doi.org/10.1016/j.healun.2018.03.017

Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Heart & Lung Transplantation per i pazienti sottoposti a trapianto cardiaco, i risultati sono paragonabili se il cuore del donatore era battente o meno al momento del prelievo.

Lo sostengono i ricercatori del Dipartimento Trapianti del Papworth Hospital di Cambridge (UK) che hanno presentato i risultati della loro esperienza pratica alla sessione scientifica dell’International Society for Heart and Lung Transplantation di Nizza 2018.

Nello studio Stephen Large e i suoi colleghi hanno confrontato i risultati in 62 pazienti trapiantati di cuore dei quali 31 hanno ricevuto il cuore da donatore in morte cerebrale (cuore battente) e 31 che lo avevano ricevuto da donatore in morte cardiocircolatoria (cuore fermo).

I cuori sono stati prelevati utilizzando la perfusione regionale normotermica seguita dalla perfusione meccanica continua (NRP-MP) e da quella a freddo.

Alla dimissione ospedaliera i tassi di sopravvivenza erano simili tra i due gruppi (93% tra i pazienti trapiantati con cuori di donatori in morte cardiocircolatoria e 97% tra i pazienti trapiantati con cuori di donatori in morte cerebrale).

La sopravvivenza a trenta giorni era del 100% in entrambi i gruppi.

Le prestazioni emodinamiche (gittata cardiaca, indice cardiaco, pressione venosa centrale e pressione diastolica dell’arteria polmonare), erano del tutto simili nei due gruppi, così come la necessità di supporto inotropico dopo il trapianto.

L’unica lieve differenza si è avuta nella durata di degenza ospedaliera mediana, che è risultata addirittura più breve per i trapiantati da donatore in morte cardio-circolatoria rispetto al gruppo di trapiantati cono organi di donatori in morte (20 vs 27 giorni).

Tuttavia, la necessità di ossigenazione della membrana extracorporea è stata leggermente superiore nel gruppo di pazienti trapiantati con cuori di donatori in arresto cardio circolatorio (13% vs 6%).

“L’uso di organi da donatori a cuore fermo è ancora controverso in molti paesi, ma la possibilità di trapianti aumenta drammaticamente nei contesti in cui la pratica è accettata”, ha spiegato Large durante il suo intervento all’International Society for Heart and Lung Transplantation.

“Abbiamo 30 minuti di tempo per ripristinare l’afflusso di sangue al cuore del donatore dall’insorgenza dell’ischemia, questo è il tempo massimo oltre il quale non si può andare; per riuscirci serve organizzazione, collaborazione e tecnologia”.

Nella loro esperienza hanno avuto un aumento del 35% di donatori DCD per complessivi 44 trapianti.

Fra l’altro gli autori smentiscono che il ricorso a questi donatori possa ridurre il ricorso a donatori in morte cerebrale, anzi il maggiore coinvolgimento dei team di donazione che questa richiede fa sì che si ottengano più donazioni anche da soggetti in morte cerebrale.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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