25/05/2018

Trapianto cross-over negli USA: quando gli organi devono viaggiare

Treat E, Chow EKH, Peipert JD, Veale J, et al. Shipping living donor kidneys and transplant recipient outcomes. Am J Transplant 2018;18(3):632-641.

Nell’ambito del trapianto di rene da donatore vivente il programma cross-over, o donazione di rene accoppiata (KPD), rappresenta una valida opportunità alla carenza di organi da donatore cadavere e una possibilità aggiuntiva alla realizzazione dei trapianti tra coppie incompatibili.

Tuttavia, le principali preoccupazioni rimangono per i tempi prolungati d’ischemia a freddo (CIT) associati ai trasporti dei reni da un centro all’altro.

Infatti, la recente accettazione della pratica del KPD negli Stati Uniti, ha dato vita a registri nazionali che facilitano gli scambi tra donatori di reni e riceventi separati da lunghe distanze e, sebbene questi scambi a livello nazionale consentano a coppie incompatibili di realizzare il trapianto, le lunghe distanze tra i centri determinano un prolungato tempo di ischemia fredda del rene spedito che, secondo alcuni, influenza l’esito del trapianto (Rees MA, et al. A nonsimultaneous, extended, altruistic-donor chain. N Engl J Med. 2009).

Altri studi preliminari finora effettuati, hanno però suggerito un’associazione minima o nulla tra ischemia fredda e esiti del trapianto o del paziente; tuttavia, questi studi erano limitati da campioni di piccole dimensioni e tempi di follow-up minimi (Treat EG, et al. Outcomes of shipped live donor kidney transplants compared with traditional living donor kidney transplants. Transpl Int. 2014).

Inoltre, nessuno di questi studi identificava potenziali fattori di rischio o predittivi di esiti peggiori nei reni spediti con ischemia prolungata.

Quindi al fine di affrontare le importanti domande cliniche e programmatiche sui benefici e sui rischi della spedizione dei reni nei programmi KPD, in questo studio retrospettivo, gli autori confrontano una vasta coorte di trapiantati di rene da vivente con reni spediti, con una corte nazionale di trapianti da vivente con reni non spediti.

Lo scopo è stato quello di identificare le associazioni tra ischemia fredda e delayed graft function (DGF), all’interno in un ampio programma di scambio multicentrico dei reni.

Secondo quanto riporta l’articolo, ogni ora di ischemia fredda è associata a un aumento del 5% delle probabilità di DGF. Ad esempio, un trapiantato con una probabilità del 3% di DGF potrebbe sperimentare una probabilità del 3,1% di DGF con 1 ora aggiuntiva di ischemia fredda, una probabilità del 3,6% di DGF con 4 ore aggiuntive e una possibilità del 5,3% di DGF con 12 ore aggiuntive d’ischemia.

Sono risultati che secondo gli autori indicano solo un’associazione minima tra la spedizione dei reni e gli esiti dei trapianti o dei pazienti  in un ampio programma di scambio KPD multicentrico.

Analogamente a quanto accade nel trapianto da donatore cadavere, l’ischemia fredda prolungata nella donazione da vivente è identificata come un fattore indipendente associato allo sviluppo della delayed graft function; tuttavia, questo piccolo ritardo nella ripresa della funzionalità renale non sembra influenzare l’esito dei trapianti. 

È stata invece osservata una sopravvivenza inferiore dei reni provenienti da donatori più anziani, per cui gli autori ritengono l’età come un fattore predittivo indipendente di sopravvivenza peggiore e più dannoso dell’ischemia prolungata.

In considerazione di ciò, lo studio conclude che, nonostante le distanze tra i centri possano aumentare i tempi di conservazione a freddo dei reni, quanto da loro osservato non suggerisce che il metodo della spedizione debba rappresentare una limitazione o un impedimento alla realizzazione di questi programmi di trapianto.

Semmai, l’ottimizzazione dei tempi di trasporto dovrebbe essere uno degli obiettivi da migliorare per sviluppare sempre più e meglio il programma di trapianto KPD.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

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