23/11/2017

Trapianti compositi vascolari, attenzione alla variabilità stagionale

Lopdrup RG, Turk M, Win TS, Talbot SG, et al. Seasonal Variability Precipitating Hand Transplant Rejection? Transplantation 2017;101(10):e313.

Un’importante distinzione tra l’allotrapianto composito vascolare (VCA) e il trapianto di organi solidi è l’esposizione del trapianto all’ambiente esterno.

Le implicazioni delle variazioni climatiche stagionali e dell’esposizione ambientale sull’esito del trapianto VCA non erano state finora indagate.

In questo articolo viene riportato un caso di rigetto ricorrente invernale e la sua successiva gestione stagionale con profilassi immunosoppressiva aumentata.

Il caso riguarda un paziente sottoposto a trapianto bilaterale delle estremità superiore nel 2011, dopo amputazione delle mani dovuta a sepsi 9 anni prima. Dopo il trapianto (HLA 5/6 mismatch), il paziente ha presentato durante 2 inverni consecutivi episodi di eritema e desquamazione periungueale da rigetto acuto, nonostante la costante adesione all’immunosoppressione di mantenimento standard (micofenolato mofetil, 360 mg bid e tacrolimus orale, 2-4 mg BID) con livelli ematici stabili di tacrolimus entro il range di riferimento (Singh M, et al. Functional outcomes after bilateral hand transplantation: a 3.5-year comprehensive follow-up. Plast Reconstr Surg. 2016).

In entrambe le occasioni, l’esame istopatologico delle biopsie cutanee delle mani ha rivelato importanti infiltrati linfatici perivascolari e discheratosi, coerenti con un rigetto di grado 2-3.

Gli episodi sono stati trattati aumentando la dose giornaliera di tacrolimus orale fino a raggiungere livelli superiori a 6 ng/ml, anche se i segni tendevano a ripresentarsi con l’abbassarsi delle temperature a sostegno di una correlazione  del rigetto con la variabilità stagionale.

Sospettando una xerosi dell’allograft con microtraumi dovuti alle diminuzioni stagionali di umidità, è stata iniziata una somministrazione profilattica di 5 mg di prednisone per via orale per la durata degli inverni successivi. Dall’inizio di questo regime terapeutico, il paziente non ha più sperimentato episodi di rigetto invernale.

I ricercatori sostengono che, anche se il ruolo specifico delle esposizioni ambientali implicate nei rigetti di questo paziente è ancora da determinare, alcuni dati di immunodermatologia forniscono indicative ipotesi preliminari.

È stato, ad esempio, dimostrato che la bassa umidità e le basse temperature compromettono la funzione della barriera cutanea, aumentano l’attività delle cellule immunitarie proinfiammatorie che, in definitiva, amplificano l’immunoreattività del corpo.

Non a caso questi processi d’immunomodulazione locali costituiscono la base per una consolidata osservazione di esacerbazioni invernali nella dermatite atopica e nella psoriasi (Engebretsen KA, et al. The effect of environmental humidity and temperature on skin barrier function and dermatitis. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2016).

Dunque, oltre all’aumento dell’immunoreattività dermica locale, i cambiamenti invernali nell’immunità sistemica potrebbero anche contribuire alla stagionalità del rigetto VCA.

In particolare, le prove suggeriscono che vi sia un aumento dei linfociti circolanti e delle immunoglobuline durante i mesi invernali (MacMurray JP, et al. Circannual changes in immune function. Life Sci. 1983).

Insieme, questi processi proinfiammatori stagionali potrebbero contribuire a favorire il rigetto o ad amplificarlo a livello sia locale che sistemico.

In sintesi, gli autori sostengono che nei trapianti compositi vascolari, i casi di rigetto invernale sono coerenti con i cambiamenti stagionali in entrambe le immunità (dermica e sistemica) ed è un aspetto da tenere certamente presente in questi trapianti.


N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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