21/07/2016

Tornare a camminare dopo un ictus, ora sembra possibile

Steinberg GK, Kondziolka D, Wechsler LR, Schwartz NE, et al. Clinical outcomes of transplanted modified bone marrow-derived mesenchymal stem cells in stroke: a phase 1/2a study. Stroke. 2016 Jun 2. [Epub ahead of print]

I risultati di un piccolo studio clinico offrono una speranza per le persone rimaste con disabilità motoria dopo un ictus. L’iniezione di cellule staminali adulte nel cervello delle persone colpite da questo accidente cerebrovascolare sembra abbia ripristinato la funzione motoria in questi pazienti al punto che alcuni di loro hanno riguadagnato la capacità di camminare.

A sostenerlo Gary Steinberg, Direttore della scuola di neurologia presso la Stanford University School of Medicine di Palo Alto, in un articolo pubblicato sulla rivista Stroke.

Anche se lo studio ha riguardato un piccolo numero di pazienti colpiti da ictus, i risultati sono stati accolti dalla comunità scientifica con molto entusiasmo perché potrebbero portare a trattamenti che cambiano la vita di questi pazienti.

L’ictus ischemico è la forma più comune di incidente cerebrovascolare (87%). Si verifica quando il flusso di sangue ossigenato al cervello viene bloccato, principalmente a causa di coaguli del sangue.

Mentre l’accidente cerebrovascolare emorragico, dovuto cioè alla rottura dei vasi sanguigni del cervello, rappresenta il restante 13% degli ictus.

In base a quale lato del cervello viene colpito e dalla quantità di danno che arreca, si determinano le sequele che lascia. Alcuni individui possono sperimentare lievi impedimenti funzionali a braccia o gambe, altri danni maggiori come afasia o perdita totale della deambulazione, per dirne solo alcuni.

In ogni caso, secondo la National Stroke Association, circa 2 ictus su 3 lasciano qualche forma di disabilità, tanto che questo tipo di accidente è la principale cause di disabilità tra gli adulti americani.

Per fronteggiarlo sono disponibili trattamenti che favoriscono la fibrinolisi, come, ad esempio gli attivatori tissutali del plasminogeno (tPA), che sono considerati il trattamento “gold standard” per l’ictus ischemico.

Tuttavia devono essere somministrati entro pochissime ore dall’insorgenza dell’ictus, al fine di massimizzare la probabilità di recupero e, secondo i ricercatori guidati da Steinberg, questo breve tempo viene spesso superato prima che il paziente arrivi in ospedale.

I risultati del nuovo studio hanno dimostrato che con il trapianto di cellule staminali attraverso l’iniezione delle stesse nel cervello, il paziente migliora il recupero funzionale anche fino a tre anni dopo l’ictus e “alcuni pazienti che erano sulla sedia a rotelle ora sono in piedi e camminano”, commenta Steinberg.

Per lo studio, sono stati arruolati 18 pazienti con una età media di 61 anni. Tutti avevano avuto un primo ictus da sei mesi a tre anni prima e tutti avevano riportato deficit motori.  Ogni paziente è stato sottoposto a trapianto di cellule staminali, attraverso un piccolo foro praticato sulla scatola cranica da dove è stato possibile iniettare,  nelle aree danneggiate dall’ictus, cellule SB623, ossia cellule staminali mesenchimali prelevate dal midollo di due donatori e modificate per aumentare la funzione cerebrale.

Dopo la procedura, ogni paziente è stato monitorato attraverso imaging cerebrale, esami del sangue e valutazioni cliniche. In particolare la funzione motoria è stata valutata attraverso la scala Fugl-Meyer (un test specifico per l’ictus che valuta il recupero funzionale motorio, l’equilibrio, la sensazione tattile di questi pazienti).

Entro un mese i ricercatori hanno notato che i pazienti iniziavano a mostrare segni di ripresa che sono continuati per diversi mesi dopo.

Gli autori descrivono nel dettaglio i casi trattati, riportando, di ognuno, le condizioni di partenza e i risultati raggiunti dopo il trapianto.

In sintesi, da quanto osservato nella loro esperienza, gli autori sostengono che questo approccio sembra avere un grande potenziale per il trattamento non solo dell’ictus, ma anche di altre patologie neurodegenerative.

“La sorpresa più grande”, spiegano i ricercatori, “è stata l’aver osservato che, nonostante le cellule SB623 iniettate nel cervello siano sopravvissute per circa un mese, i pazienti hanno continuato a mostrare miglioramenti ancora per diversi mesi.

Steinberg ipotizza che, subito dopo l’impianto, le cellule SB623 secernano depositi in prossimità delle aree del cervello danneggiate che continuano la riattivazione o la rigenerazione del tessuto nervoso, migliorando la funzione motoria anche dopo l’effetto iniziale dell’iniezione.

Un altro dei vantaggi chiave nell’utilizzo di cellule staminali mesenchimali è che non vengono rigettate dal sistema immunitario, tanto che nessuno dei partecipanti ha ricevuto farmaci immunosoppressori.

I ricercatori stanno ora reclutando un numero più consistente (156) di pazienti colpiti da ictus con disabilità motoria documentata, per poter avviare uno studio multicentrico, randomizzato in doppio cieco di fase II per valutare su un campione più ampio l’efficacia e la sicurezza della procedura.

Commentando i risultati dello studio, Shamin Quadir, responsabile della comunicazione della Stroke Association del Regno Unito, afferma: “Siamo ansiosi di avere a disposizione i risultati dello studio di fase II, perché potrebbero portare a trattamenti innovativi che cambiano la vita dei pazienti colpiti da ictus”.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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