17/09/2018

Supporto sociale e influenza sulla candidatura al trapianto

Ladin K Emerson J, Butt Z, Lavelle TA, et al. How important is social support in determining patients’ suitability for transplantation? Results from a National Survey of Transplant Clinicians. J Med Ethics 2018 Jun 28. pii: medethics-2017-104695. doi: 10.1136/medethics-2017-104695.

Ladin K, Emerson J, Berry K, Hanto DW, et al. Excluding patients from transplant due to social support: results from a national survey of transplant providers. Am J Transplant. 2018 Jun 7. doi: 10.1111/ajt.14962.

Secondo due recenti studi il sostegno sociale non solo è “altamente influente”ma può persino esacerbare le disparità di accesso alle liste d’attesa.

A sostenerlo è Keren Ladin, della Tufts University di Medford, nel Massachusetts, nonché principale investigatore di due recenti studi volti a esaminare l’impatto del supporto sociale nelle decisioni di trapianto.

Uno studio ha esaminato i fattori associati alla percezione del sostegno sociale dei vari professionisti coinvolti nel trapianto renale. L’altro gli stessi fattori in più programmi di trapianto di 202 centri statunitensi.

Come riportato online sul Journal of Medical Ethics, gli operatori intervistasti nel primo studio, erano più propensi a scegliere candidati che avevano un supporto sociale, che avevano sempre aderito ai regimi terapeutici e che avevano un’aspettativa di vita di molti anni con il trapianto.

Le figure psicosociali (psicologi, assistenti sociali ecc.) erano più influenzate dall’aderenza e dalla qualità della vita rispetto ai medici/chirurghi, che erano invece più influenzati dall’aspettativa di vita dei candidati con trapianto.

La maggior parte dei professionisti (71,5%) ha ritenuto il sostegno sociale un importante fattore per garantire che l’organo trapiantato non venisse sprecato, ma quasi uno su quattro (24%) ritiene che l’utilizzo di questo criterio sia ingiusto e, il 42,5% di questi, non si è sentito sicuro di applicarlo al processo di selezione.

Tuttavia, gli operatori che avevano percepito come chiare e coerenti le politiche del loro centro sulla centralità del supporto sociale, avevano 2,3 volte più probabilità di ritenerlo un criterio equo e giusto.

L’altro studio ha intervistato 551 professionisti (47% operatori psicosociale, 53% chirurghi/medici) da 202 centri di trapianto statunitensi, coinvolti in programmi di trapianto diversi (72,6% rene; 53% fegato; 39,9%pancreas; 13,4% cuore 7,8% polmone).

I risultati, riportati online sull’American Journal of Transplantation, “fanno eco a quelli del campione di soli reni”, dice il dott. Ladin

In media, il 9,6% dei pazienti valutati nell’anno precedente è stato escluso a causa di un supporto sociale ritenuto inadeguato; Inoltre, un numero significativamente maggiore di provider ha utilizzato il supporto sociale nelle decisioni di idoneità al trapianto più del dovuto e oltre i due terzi dei professionisti (69,2%) hanno manifestato la necessita di una revisione delle linee guida sul ruolo del sostegno sociale nelle decisioni di trapiantabilità dei pazienti.

“I nostri studi dimostrano che gli operatori, in modo schiacciante, vogliono che questi criteri siano riformati e che gli approcci per valutare il sostegno sociale siano standardizzati”, dice Ladin.

“Per esempio, la maggior parte dei professionisti non riteneva chiare le indicazioni di Medicare e Medicaid relative alle valutazioni del supporto sociale e molti ritenevano che le valutazioni del sostegno sociale del proprio centro non fossero neutrali o imparziali”.

“Non c’è dubbio che i pazienti sottoposti a trapianto necessitino di supporto sociale per recuperare e progredire con successo dopo il trapianto, in cui la chirurgia è solo l’inizio di un viaggio per il resto della vita; Soprattutto all’inizio, hanno bisogno di aiuto con l’assunzione di farmaci, con i frequenti accertamenti, visite mediche, corretti stili di vita e molte altre attività della vita quotidiana”.

“Le disuguaglianze assolutamente esistono e in alcuni casi vengono amplificate, ma, in questo caso, sono più una conseguenza di un sistema sanitario implacabile e non della politica di allocazione degli organi in generale; Linee guida più chiare su questo aspetto possono aiutare a standardizzare gli atteggiamenti tra i diversi programmi di trapianto, ma non potranno non tenere conto del sistema sanitario generale nel quale operiamo”.

I sistemi di assistenza sanitaria come quelli in Canada e in tutta l’UE possono permettersi requisiti di supporto meno rigorosi perché offrono assistenza sanitaria universale con servizi sociali finanziati dal Governo per garantire che i pazienti abbiano il sostegno di cui necessitano dopo il trapianto, indipendentemente dallo stato socioeconomico.

Negli Usa con le assicurazioni è molto diverso, ed è il motivo per cui la maggior parte della popolazione è d’accordo sul fatto che trapiantare un paziente senza supporto sociale sarebbe irresponsabile.

“Questo nonostante il fatto che sia un criterio di esclusione non basato sull’evidenza, tanto che altri studi hanno dimostrato che non è predittivo di una migliore aderenza al farmaco o di risultati post-trapianto migliori; è sicuramente così in altre aree della sanità, dove non si escludono i pazienti da trattamenti salvavita perché non hanno amici o familiari disponibili a seguirli”, sottolineano gli autori.

Ma la scarsità di organi che caratterizza la disciplina dei trapianti, configura uno scenario selettivo molto rigoroso in cui il condizionamento della capacità di una persona di perseguire trattamenti salvavita basato sul sostegno sociale rimane eticamente problematico.

 

 

 

 

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