12/03/2018

Scarsa aderenza alla terapia nei bambini trapiantati di fegato

Shemesh E, Duncan S, Anand R,  et al. Trajectory of adherence behavior in pediatric and adolescent liver transplant recipients: the medication adherence in children who had a liver transplant cohort. Liver Transpl 2018;24(1):80-88.

I bambini sottoposti a trapianto di fegato che inizialmente seguono la terapia con i farmaci immunosoppressori prescritti, tendono a non seguirla più già dal secondo anno e quelli con i più alti tassi di non aderenza spesso vanno incontro a rigetto acuto tardivo.

A riferirlo  i ricercatori del Dipartimento di Pediatria del Children’s Hospital di New York, in uno studio multicentrico al quale hanno partecipato i principali centri di trapianto pediatrico degli Stati Uniti.

Lo studio ha analizzato i dati prospettici di 400 bambini e adolescenti (di età compresa tra 1 e 17 anni) arruolati nel trial MALT (Medication Adherence in Children Who Had a Liver Transplant), condotto in cinque centri di trapianto di fegato pediatrici negli Stati Uniti, evidenziando che, nei pazienti pediatrici trapiantati di fegato, la non aderenza alla terapia è associata a un’alta incidenza di rigetto acuto tardivo.

I ricercatori hanno monitorato l’aderenza utilizzando l’indice di variazione del livello dei farmaci (MLVI), che misura i livelli ematici di tacrolimus, l’immunosoppressore principale utilizzato per prevenire il rigetto nei pazienti trapiantati di fegato, le cui misurazioni sono generalmente ottenute una volta ogni tre mesi.

La maggior parte dei pazienti (59,7%) che non seguiva la terapia nel primo anno post-trapianto tendeva a reiterare lo stesso comportamento anche nel secondo anno. In aggiunta, il 18,5% dei pazienti che aderiva alla terapia al primo anno diventava “non aderente” nel secondo anno.

Solo il 4,4% dei pazienti che erano aderenti sia al primo che al secondo anno sperimentava un rigetto, rispetto al 22,9% dei pazienti che non erano aderenti al primo anno e al 34,9% di coloro che erano non aderenti in entrambi gli anni (P <0,001).

I bambini provenienti da famiglie monoparentali e di basso livello socioeconomico avevano in genere una maggiore aderenza. Così come i pazienti che avevano un’assicurazione sanitaria privata tendevano ad avere un’adesione stabile, mentre quelli con altre assicurazioni sanitarie (per lo più pubbliche) mostravano un’inferiore aderenza nel tempo, sebbene gli autori avvertano che i diversi profili di rischio del paziente tra i pool assicurativi, piuttosto che l’assicurazione stessa, potrebbero spiegare la constatazione.

Gli autori sottolineano un effetto “dose-dipendente” di aderenza ai risultati del trapianto e osservano che, in assenza di adeguati  interventi, è probabile che la non aderenza iniziale ai farmaci immunosoppressori possa persistere e peggiorare nel tempo.

Concludono quindi che “il monitoraggio regolare dell’aderenza deve essere preso in considerazione per tutti i pazienti, compresi quelli che inizialmente sembrano gestire bene i loro farmaci e che la non aderenza deve essere affrontata non appena viene identificata”.

I ricercatori, infine, avvertono che la conoscenza della traiettoria a lungo termine della non aderenza agli immunosoppressori può influenzare le decisioni riguardanti l’assegnazione degli organi, per cui si deve fare ogni sforzo possibile per allontanare ogni condizionamento del risultato.

 

 

 

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