10/01/2018

Rischio di perdita del rene trapiantato: assolta la vitamina D?

Bedi P, Hayde NA, Ajaimy M, Akalin E. Prevalence of vitamin D deficiency after kidney transplantation and its association with clinical outcomes. Presented in poster format at Kidney Week 2017 in New Orleans (Oct. 31-Nov. 5). Poster TH-PO925.

I pazienti sottoposti a trapianto di rene che presentino bassi livelli di vitamina D (25-OHD) non sono a maggior rischio di declino della funzionalità del graft.

È quanto sostiene un recente studio presentato nel corso dell’American Kidney Week 2017 in controtendenza rispetto altri precedenti studi osservazionali che avevano, invece, evidenziato un’associazione tra ipovitaminosi D (livelli inferiori a 15 ng/ml), ridotta funzionalità renale e fibrosi nei trapiantati di rene (Bienaimé F, et al. Vitamin D status and outcomes after renal transplantation. J Am Soc Nephrol. 2013).

La vitamina D svolge numerose importanti funzioni fisiologiche e i pazienti trapiantati di rene spesso hanno bassi livelli di questa vitamina e di calcitriolo attivo in ragione della ridotta esposizione alla luce solare, del basso introito vitaminico mediante l’alimentazione, nonché del regime immunosoppressivo e steroideo impiegato per evitare il rigetto.

Tali livelli sono potenzialmente modificabili ma la loro influenza sulla funzionalità del trapianto suscita pareri discordanti.

Puneet Bedi e i colleghi del Montefiore Medical Center del Bronx (New York) hanno misurato i livelli di vitamina D e dell’ormone paratiroideo intatto (iPTH) nel post-trapianto di rene in 383 pazienti.

A sei mesi dal trapianto il 29,2% dei pazienti presentava livelli di vitamina D inferiori a 15 ng/ml e il 22,2% valori da 15 a 19,9 ng/ml. A un anno le proporzioni erano del 14,9% e 21,9%, e, a tre anni, del 16,8% e del 18,5%.

I pazienti sono stati stratificati per età, sesso, razza, tipo di trapianto, età del donatore, creatinina finale del donatore, punteggio di rischio del donatore (KDPI), reazione degli anticorpi al pannello e tipo di terapia d’induzione. Elevati livelli di iPTH risultavano correlati a bassi valori di vitamina D a 6 mesi.

Tuttavia,  i bassi livelli di vitamina D non sono stati associati a un aumentato rischio di perdita del trapianto né predittivi di un aumento della progressione della fibrosi interstiziale.

I risultati sono rimasti simili, indipendentemente dai livelli di vitamina D, a oltre 3 anni di follow-up, in relazione a numerosi parametri, tra i quali:  sopravvivenza del paziente, rigetto anticorpo-mediato, glomerulopatia da trapianto, anticorpi de novo specifici del donatore, infezioni opportunistiche virali (citomegalovirus e virus BK) e fungine, proteinuria e livelli serici di creatinina.

Gli autori concludono che la carenza di vitaminica D dopo il trapianto renale è una condizione comune che può essere eventualmente corretta con farmaci e integratori, ma l’effetto di queste misure, ancora oggi, non è supportato da dati scientifici che ne consiglino l’utilizzo per prevenire o trattare la malattie legate al trapianto di rene.

Di fatto questo studio monocentrico retrospettivo non ha dimostrato alcuna associazione tra bassi livelli di vitamina D e outcome clinici nel post-trapianto di rene.

In sostanza, non è stata osservata alcuna influenza dei bassi livelli di vitamina D né sulla sopravvivenza globale, né su funzione del trapianto, incidenza di rigetto acuto o cronico, proteinuria, infezioni opportunistiche e neoplasie.

Ciò detto, per raggiungere conclusioni più significative, sono necessari studi multicentrici prospettici che potranno meglio valutare eventuali associazioni.

 

 

 

 

 

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