06/11/2017

I rischi dell’iperfosforemia nei trapiantati di rene

Merhi B, Shireman T, Carpenter MA, Bostom A, et al. Serum phosphorus and risk of cardiovascular disease, all-cause mortality, or graft failure in kidney transplant recipients: an ancillary study of the FAVORIT Trial Cohort. Am J Kidney Dis 2017;70(3):377-385.

Secondo un nuovo studio livelli alti di fosforo serico sono associati a maggiori rischi d’insuccesso del graft e di morte prematura nei trapiantati di rene.

È quanto emerge da una ricerca pubblicati sull’American Journal of Renal Diseases condotta nell’ambito del progetto Folic Acid for Vascular Outcome Reduction in Transplantation (FAVORIT), dai ricercatori del Rhode Island Hospital (USA) riguardante oltre 3.000 pazienti i cui livelli di fosforo basale erano di 3,07 mg /dL con oscillazioni che variavano da 0,79 a 8,32 mg/dL.

Durante i 4 anni di follow-up previsti dallo studio, si sono verificate 436 malattie cardiovascolari (CVD); 238 fallimenti di trapianti e 348 decessi.

I ricercatori riferiscono che ogni aumento di 1 mg/dL di fosforo sierico è stato associato a un significativo aumentato rischio di fallimento del trapianto (36%), di mortalità (21%) e di complicanze cardiovascolari (6%). 

In un modello corretto, i pazienti nel più alto decile di fosforo siero (3,93 mg/dL o più) avevano raddoppiato il rischio d’insuccesso del trapiantato rispetto a quelli nel quintile più basso (2,51 mg/dL o inferiore).

Gli investigatori hanno adeguato i loro modelli di studio alla velocità di filtrazione glomerulare stimata, all’albumina urinaria e al rapporto con la creatinina, al tipo di trattamento (vitamina B o meno, inibitori della calcineurina, steroidi e farmaci che riducono i lipidi), nonché alla tipologia del trapianto renale (vivente o cadavere) e all’anno di effettuazione. Le uniche informazioni mancanti riguardavano l’ormone paratiroideo, il fattore di crescita fibroblastico 23 e i metaboliti della vitamina D, che potrebbero potenzialmente rappresentare una limitazione dello studio.

Secondo i ricercatori, il trial clinico avrebbe fornito prove definitive che l’abbassamento della vitamina B e gli alti livelli di omocisteina plasmatica, non hanno ridotto gli eventi di CVD o di mortalità totale nei pazienti trapiantati stabili.

In particolare il livello di fosforo sierico è risultato associato marginalmente con le complicanze cardiovascolari e più fortemente con l’insuccesso del trapianto e con la mortalità totale per qualsiasi causa a lungo termine.

Ciò suggerirebbe la necessità di un trial clinico controllato randomizzato in grado di valutare l’impatto potenziale della terapia di riduzione del fosforo sui risultati di questa popolazione, in particolare sulla mortalità per tutti i casi e, soprattutto, sul fallimento del trapianto.

 

 

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