31/07/2017

I progressi della genetica e della genomica del trapianto

Yang JYC, Sarwal MM. Transplant genetics and genomics. Nature Reviews Genetics 2017; 18:309–326.

Fin dalla scoperta del complesso maggiore di istocompatibilità  la comprensione scientifica e clinica del trapianto è progredita molto attraverso studi genetici e genomici.

Non a caso, le tecnologie di PCR e di sequenziamento di nuova generazione (NGS) hanno contribuito profondamente alla comprensione dei polimorfismi genetici e degli alleli non corrispondenti nei risultati del trapianto, consentendo una conoscenza sempre più approfondita delle complesse interazioni che s’instaurano tra donatori e riceventi e che possono portare alla tolleranza o al rigetto del trapianto (Morris PJ et al. Transplantation: a medical miracle of the 20th century. N. Engl. J. Med 2004).

Per di più, la componente genetica del trapianto, quando legata agli esiti demografici e clinici, ha dimostrato la potenzialità di indirizzare verso la medicina personalizzata, consentendo la stratificazione individuale del rischio e della conseguente immunosoppressione attraverso l’identificazione di varianti associate a complicanze immuno-mediate o alterazioni nei geni che metabolizzano i farmaci (Durbin RM. et al. A map of human genome variation from population-scale sequencing. Nature 2010).

In questa recensione gli autori riassumono i recenti progressi della genetica e della genomica che hanno portato ai grandi miglioramenti dei risultati del trapianto.

L’articolo inizia discutendo i principi base dell’alloimmunità, con i recenti approfondimenti sui fattori HLA e non HLA e sugli studi che hanno usato nuovi approcci genetici come quelli di associazione genome-wide (GWAS) e NGS.

Gli autori descrivono poi i progressi della farmacogenomica degli immunosoppressori e l’evoluzione dei metodi per monitorare e predire gli esiti del trapianto, nei quali la diagnostica basata sui transcriptomi ha aperto la strada a un monitoraggio individuale, sempre più sensibile e predittivo dell’efficacia delle terapie.

Così come il ruolo dei microRNA e dell’epigenetica nel trapianto, per descrivere, infine, come le nuove tecnologie potranno contribuire a risolvere le attuali sfide che portano alla disfunzione dell’innesto o alla tolleranza (Profaizer T, et al. HLA genotyping in the clinical laboratory: comparison of next-generation sequencing methods. HLA 88, 2016).

Si tratta, in sostanza, di una fotografia puntuale e dettagliata del vasto campo trapiantologico in cui la tecnologia genomica si sta espandendo creando innovazioni cliniche che spingono sempre più in là i confini della conoscenza sui trapianti.

Tuttavia, non si nasconde che rimangano molti problemi da risolvere, tra i quali la disfunzione cronica dei graft e le complicanze dei regimi immunosoppressivi.

Per affrontarli nel migliore dei modi gli autori ritengono essenziale identificare tutte le varianti genetiche che possono prevedere i risultati indesiderati e dare corpo a quella che da molti viene considerata come la strada maestra, ossia, la medicina personalizzata. In particolare, l’individuazione di varianti veramente causali, soprattutto quelle con effetti di piccole dimensioni e una bassa frequenza allelica, che si osservano in studi di piccole dimensioni, saranno essenziali per ottenere una comprensione più completa dei fenomeni di esito del trapiantato. Ovviamente più grandi saranno le coorti, più varianti si potranno individuare.

Non c’è, comunque, alcun dubbio sul fatto che la genetica, la genomica e i relativi progressi tecnologici, saranno sempre più importanti, non solo nel rafforzare la comprensione delle numerose varianti genetiche che sono alla base del risultato e delle nuove terapie personalizzate, ma anche nel miglioramento del processo di cura dei pazienti trapiantati e, quindi, della loro qualità di vita.

 N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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