22/02/2018

Placenta umana decellularizzata per l’ingegneria dei tessuti epatici

Kakabadze Z, Kakabadze A, Chakhunashvili D, et al. Decellularized human placenta supports hepatic tissue and allows rescue in acute liver failure. Hepatology 2017 Dec 6 [Epub ahead of print]

È stato dimostrato che la placenta umana decellularizzata supporta la crescita delle  cellule epatiche e fornisce tessuto sufficiente per recuperare dall’insufficienza epatica acuta.

La placenta umana, infatti, contiene reti vascolari per lo scambio di sangue arterioso e venoso e componenti della matrice extracellulare contenenti fattori benefici associati a una varietà di tipi di cellule.

Con questi presupposti i ricercatori Gupta e Kakabadze, hanno valutato la fattibilità dell’uso di placenta umana decellularizzata come impalcatura per frammenti di fegato contenenti tutti i tipi di cellule e testato la vitalità della placenta epatizzata risultante in modelli di pecore a cui è stata indotta un’insufficienza epatica acuta da parziale epatectomia.

È quanto si apprende da uno studio pubblicato recentemente online su Hepatology.

Il tessuto epatico iniettato nella placenta ha mantenuto la struttura sinusoide dei suoi capillari ed è rimasto integro per tre giorni di perfusione in vitro.

Inoltre, la placenta epatizzata ha mostrato evidenza di funzioni sintetiche e una buona perfusione dell’innesto.

La stessa trapiantata nelle pecore entro 60 minuti dall’epatectomia parziale è risultata ben perfusa senza eccessiva distensione o rottura.

La valutazione dell’innesto da 1 a 45 giorni dopo il trapianto, ha mostrato una sana anastomosi dei vasi placentari e l’istologia ha identificato i fogli epatici confluenti con gli epatociti e i capillari sinusoidi contenenti sangue e altre cellule all’interno dei recinti dello stroma del tessuto connettivo.

È stata evidenziata anche una perfetta comunicazione cellula-cellula degli epatociti, così come una buona conservazione del glicogeno e della produzione di albumina.

Dopo 20 giorni, gli innesti placentari pesavano in media 193 grammi, rispetto ai 163 grammi al trapianto (circa dal 18% al 19% di massa epatica sana).

Cinque su sette pecore sottoposte a epatectomia parziale che hanno ricevuto trapianti placentari epatizzati sono sopravvissute, rispetto a nessuna delle sette pecore simili che non hanno ricevuto trapianti.

“Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla forza dei tessuti e dell’impalcatura dopo che la placenta è stata digerita (decellularizzata) per rimuovere le cellule”, riferiscono i ricercatori.  “Sembrava che i fattori di crescita nella placenta attraessero le cellule endoteliali, aspetto importante per evitare trombosi e blocchi, e siamo rimasti incantati dal modo in cui l’autoassemblaggio del tessuto epatico è stato dimostrato con l’attecchimento e la funzione del fegato trapiantato per diverse settimane”.

Secondo i ricercatori l’approccio è essenzialmente già pronto per la sperimentazione clinica nell’uomo.

“Al momento l’utilizzo di tessuto da donatori non corrispondenti richiede una immunosoppressione simile a quella attuata per il trapianto di organi allogenici”, ma la preparazione e il bilanciamento delle placente in anticipo, con la collaborazione delle organizzazione di procurement di organi potranno favorire match sempre più affini”.

Nell’insufficienza epatica acuta l’uso riuscito della placenta epatizzata è risultata una risorsa terapeutica molto appropriata perché concede il tempo necessario per la rigenerazione del fegato nativo e potrebbe rappresentare una soluzione alternativa al  trapianto ortotopico di fegato (OLT).

Resta da valutare l’efficienza del costrutto epatizzato nell’eseguire le oltre 500 diverse funzioni espletate dal fegato in vivo e, certamente, l’utilizzo di tessuto placentare da fonti umane rimane un grosso problema che coinvolge molti aspetti etici, ma può essere superato derivando i campioni placentari da altri mammiferi.

Lo studio apre dunque nuove strade per l’applicazione in trapiantologia della placenta umana.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

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