30/05/2018

Pazienti immunocompromessi, attenzione all’epatite E da trasfusioni

Westhölter D, Hiller J, Denzer U, et al. HEV-positive blood donations represent a relevant infection risk for immunosuppressed recipients. J Hepatol. 2018 Mar 15 [Epub ahead of print]

È l’allarme che lanciano i ricercatori dello University Medical Center Hamburg-Eppendorf, riuniti a Parigi per l’International Liver Congress, il meeting annuale dell’European Association for the Study of the Liver (EASL).

Secondo lo studio tedesco, pubblicato recentemente sul Journal of Hepatology, in Germania i prodotti del sangue sono stati responsabili di oltre un terzo delle infezioni da epatite cronica E (HEV) nei pazienti immunodepressi e tanto basta per sollevare domande e discussioni sullo screening dei prodotti sanguigni per questo virus.

Secondo i ricercatori, “Il riscontro di questo dato sostiene fortemente la raccomandazione dell’European Association for the Study of the Liver e cioè che dovrebbero essere testati per l’epatite E non solo i pazienti con funzionalità epatica anormale, ma tramite test PCR tutti i donatori di sangue al fine di evitare il trasferimento passivo del virus”.

I ricercatori hanno esaminato 150 pazienti con infezione da epatite E confermata da PCR (69 erano immunocompetenti e 81 immunocompromessi).

Nella maggior parte di questi casi l’infezione stata acquisita localmente in Germania, presumibilmente da maiale crudo, con “solo pochi” casi associati ai viaggi (12 casi tra i pazienti immunocompetenti, 1 caso tra i pazienti immunosoppressi).

Nove dei pazienti immunocompetenti presentavano una malattia epatica cronica sottostante e due pazienti con insufficienza epatica cronica acuta sono deceduti.

Dei pazienti immunodepressi, 56 erano riceventi di trapianti di organi solidi, 10 avevano malattia reumatica e otto avevano una neoplasia ematologica.

50 pazienti hanno ricevuto il trattamento con ribavirina e in 42 casi hanno eliminato l’infezione.

Gli autori hanno quindi esaminato retroattivamente i prodotti ematici trasfusi a pazienti immunodepressi al loro centro e hanno trovato che 30 donatori di sangue erano HEV viremici (0,1%).

Tra i 37 pazienti immunosoppressi con infezione da HEV, più della metà erano riceventi di trapianti di organi solidi. I ricercatori hanno quindi enfatizzato il pericolo derivante da organi non schermati in questi pazienti.

Sebbene la maggior parte dei pazienti abbia eliminato il virus spontaneamente o con il trattamento, 11 hanno sviluppato epatite cronica e quattro di essi hanno ricevuto emoderivati HEV-positivi entro tale periodo di incubazione.

Gli altri 26 avevano un’infezione acuta e non c’era evidenza che avessero un HEV trasmessa per trasfusione.

“Non crediamo che la malattia sia diventata più comune, ma c’è più consapevolezza sulla stessa e viene diagnosticata più comunemente”, dicono i ricercatori.

Tuttavia, il tema è stato abbondantemente trascurato in passato e il fatto che la viremia HEV sia stata trovata ad un tasso relativamente alto (0,12% tra i donatori di sangue), depone per un rischio correlato alla trasfusione per le popolazioni di pazienti vulnerabili come i pazienti trapiantati.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

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