03/05/2018

Nuovo metodo per il trapianto di cuore ABO-incompatibile

Robertson A, Issitt R, Crook R, Burch M, et al. A novel method for ABO-incompatible heart transplantation. J Heart Lung Transplant 2018;37(4):451-457.

Dal 1996 il trapianto di cuore ABO-incompatibile è stato intrapreso utilizzando il circuito di bypass cardiopolmonare (CPB) per lo scambio plasmatico in tutto il corpo e per rimuovere gli anticorpi IgM (isoemoagglutinine Anti-B e Anti A).

Prima del 2001 il trapianto di organi solidi tra gruppi sanguigni non compatibili non era stato possibile a causa del rigetto iperacuto con esito letale (Cooper DK. Clinical survey of heart transplantation between ABO blood group-incompatible recipients and donors. J Heart Transplant. 1990).

Al centro di questo processo vi erano e vi sono ancora le isoemoagglutinine (anticorpi sierici anti-A o anti-B) che si legano ai rispettivi antigeni del gruppo sanguigno sulle cellule endoteliali dell’organo del donatore, avviando la cascata del complemento che provoca una rapida trombosi del sistema vascolare dell’organo (Baldwin WM, et al. Humoral rejection mechanisms and ABO incompatibility in renal transplantation. Transplant Proc. 1987).

Lo scambio plasmatico di tutto il corpo attraverso circuito di bypass cardiopolmonare (CPB) è uno dei sistemi intrapresi per rimuovere gli anticorpi IgM e scongiurare il temibile rigetto iperacuto.

Tuttavia, ciò richiede grandi volumi di sangue e di emoderivati che causano instabilità emodinamica e ne limitano l’utilizzo pratico soprattutto nei bambini piccoli, poiché con un peso> 10 kg, il volume di sangue e di prodotti sanguigni richiesti diventa impraticabile.

Inoltre, con ogni unità di sangue in più utilizzata, c’è un aumento concordante nel rischio di morbilità correlata alla trasfusione (Murphy GJ, et al. Increased mortality, postoperative morbidity, and cost after red blood cell transfusion in patients having cardiac surgery. Circulation. 2007).

In questo studio, gli autori descrivono l’efficacia dell’immunoassorbimento anti-A/B all’interno del circuito CPB per la rimozione degli anticorpi isoemoagglutinine in ex-vivo.

Il fondamento logico di questa nuova tecnica è in definitiva la riduzione della significativa esposizione dei pazienti al sangue donato e ai prodotti sanguigni necessari per la trasfusione a scambio parziale (PET), mentre si rimuovono selettivamente gli anticorpi anti-A/B. Il tutto senza aumentare la durata dell’intervento o ritardare la procedura di trapianto.

Stando a quanto riferiscono gli autori, la tecnica migliorerebbe anche l’integrazione tra lavoro umano e tecnologia semplificando il processo di rimozione degli anticorpi ed eliminando la potenziale instabilità emodinamica e omeostatica associata alle trasfusioni dei prodotti sanguigni necessari.

L’articolo riporta in dettaglio ogni fase del procedimento e i buonissimi risultati ottenuti.

Inoltre risponde a tre  domande chiave:

In primo luogo, la colonna di immunoassorbimento incorporata nel circuito CPB è efficace nel rimuovere le isoemoagglutinine dal plasma;

In secondo luogo, l’immunoassorbimento può essere eseguito in modo tempestivo senza prolungare il tempo d’ischemia dell’organo;

Terzo, non c’è alcun effetto negativo del metodo sull’utilizzo dei prodotti sanguigni nei pazienti sottoposti a trapianto di cuore ABO-incompatibile rispetto al metodo PET.

Ciò ha permesso ai ricercatori di trasferire la metodica nella pratica clinica su una piccola paziente di 15,6 kg di 43 mesi di età con una diagnosi di cardiomiopatia dilatativa familiare e impianto del dispositivo di assistenza ventricolare sinistro (Berlin Heart GmbH), sottoposta ad intervento di rimozione del dispositivo di assistenza ventricolare sinistro e contemporaneo trapianto cardiaco ABO incompatibile (gruppo sanguigno A nel gruppo B).

La tecnica ha consentito di terminare con successo il trapianto di cuore ABO-incompatibile, evitando sia il rigetto iperacuto, sia una grande esposizione a prodotti ematici donati, tanto che dal completamento del primo trapianto di cuore ABO-incompatibile con questa tecnica, sono stati effettuati con successo altri 4 trapianti.

Gli autori concludono che il modello sperimentale è stato progettato per superare gli attuali limiti della pratica clinica e dimostra che l’incorporazione di una colonna di immunoassorbimento anti-A / B nel circuito extracorporeo, riduce il fabbisogno di sangue allogenico nel trapianto di cuore ABO-incompatibile, fornendo al contempo un’efficace rimozione delle isoemoagglutinine Anti-A e Anti B.

Inoltre, esiste la possibilità di espandere questa tecnica eseguendo più di una colonna di immunoassorbimento in parallelo durante il bypass cardiopolmonare e prima della riperfusione del trapianto, il che significa ampliare l’attuale limite di accettabilità dei titoli anticorpali  per il trapianto di cuore ABO-incompatibile e aumentare il potenziale pool di riceventi.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

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