18/12/2017

Una nuova tecnica ecografica per valutare la salute dell’organo nei trapiantati di rene

Croci Chiocchini AL, Sportoletti C, Comai G, La Manna G, et al. Correlation Between Renal Cortical Stiffness and Histological Determinants by Point Shear-Wave Elastography in Patients With Kidney Transplantation. Progress in Transplantation 2017; 27 (4): 346-353.

Attualmente la biopsia renale è considerata il gold standard per la valutazione del rene trapiantato e per l’individuazione di eventuali alterazioni parenchimali.

È tuttavia una procedura invasiva e non priva di complicanze oltre che fastidiosa per il paziente.

L’identificazione di procedure diagnostiche non invasive è dunque sempre più auspicabili come alternativa alla biopsia.

Una di queste tecniche è l’elastosonografia, la metodica ecografica che valuta le caratteristiche viscoelastiche tissutali dell’organo, in particolare la rigidità, e che si sta proponendo come metodo alternativo alla biopsia.

L’elastosonografia si basa sulla forza d’impulso delle radiofrequenze ed è la modalità di imaging emergente che, valutando la rigidità del tessuto, fornisce informazioni sulla sua salute.

Negli ultimi venti anni la valutazione delle proprietà elastiche dei tessuti, analizzando gli impulsi di radiofrequenza provenienti da una struttura in risposta ad una compressione esterna, ha dato risultati promettenti soprattutto nello studio della fibrosi epatica, del tessuto miocardico dei linfonodi e della tiroide (Nightingale K, et al. Acoustic radiation force impulse imaging: in vivo demonstration of clinical feasibility. Ultrasound Med Biol. 2002).

Ma non erano disponibili dati sull’uso della metodica nella valutazione delle lesioni renali croniche.

In questo studio gli autori hanno valutato la rigidità corticale del rene trapiantato tramite elastosonografia per determinare la correlazione dei fattori clinici, biologici e patologici con l’accuratezza diagnostica dei valori di rigidità renali nei pazienti con lesioni istologiche.

Sono stati valutati con biopsia 42 pazienti sottoposti a trapianto renale, 10 dei quali sottoposti anche a misurazioni con elastosonografia da due diversi operatori.

Il 97,6% delle misurazioni ottenute con l’elastosonografia è risultata del tutto affidabili con un eccellente accordo tra i due operatori. La rigidità renale era significativamente più alta nei pazienti con trapianto oltre i 12 mesi ed è risultata correlata a lesioni croniche come la fibrosi interstiziale, l’atrofia tubulare e la glomerulonefrite a depositi mesangiali, anche se quest’ultima è indipendente dalla rigidità del rene.

La metodica potrebbe dunque essere utilizzata per valutare eventuali lesioni della struttura di un organo quando è sottoposto a stress e alla presenza d’insulti cronici.

Nel presente studio, l’elastosonografia ha fornito delle misure quantitative riproducibili su reni affetti da patologia cronica a seguito della quale sono andati incontro a modificazioni anatomiche tipiche della fibrosi interstiziale, della sclerosi glomerulare e dell’atrofia tubulare che hanno alterato la capacità di trasmissione dell’onda sonora generata dall’elastosonografia.

Quanto osservato porta gli autori a ritenere l’elastonosografia uno strumento diagnostico non invasivo, riproducibile e sensibile, in grado di rilevare lesioni croniche gravi e moderate il cui uso di routine durante il follow-up è quantomeno in grado di identificare i pazienti che possono beneficiare di biopsia che, al momento, rimane l’esame gold standard per la rilevazione di una disfunzione cronica del trapianto.

 

 

 

 

 

 

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