25/09/2017

Nuova strategia di perfusione e criopreservazione delle ovaie ex-vivo

Mohamed MSA. A New Strategy and System for the Ex Vivo Ovary Perfusion and Cryopreservation. J Transplant Technol Res 2017. doi:10.4172/2161-0991.1000172

Grazie alle più ampie prospettive di guarigione completa cresce continuamente la popolazione dei “cancer survivors”, ossia bambine e giovani adulte colpiti da cancro che rispondono bene ai trattamenti antitumorali.

Tuttavia, questi pazienti si ritrovano spesso con una compromissione irreversibile della fertilità, causata proprio dalle terapie gonadotossiche.

La crioconservazione e il trapianto di ovaie forniscono una soluzione promettente a questo problema, perché l’ovulo può essere rimosso prima della terapia gonadotossica e reimpiantato dopo la sopravvivenza del paziente. Ma l’ovaio deve essere criopreservato durante il ciclo della terapia e la crioconservazione dell’intero ovaio ha ancora davanti a se a grandi ostacoli.

Le tecniche attualmente applicate (congelamento lento o vitrificazione), forniscono, infatti, un recupero follicolare limitato perché molti follicoli vengono persi prima dello sviluppo della rivascolarizzazione post-trapianto. Inoltre, queste strategie non sono standardizzate per ciò che riguarda l’induzione meccanica della neoangiogenesi, dei fattori di crescita inducenti, l’uso di antiossidanti e della terapia ormonale. Per di più non hanno avuto caratteristiche di riproducibilità e non sono stati riportati dati di successo a lungo termine (Israely T, et al. Reducing ischaemic damage in rodent ovarian xenografts transplanted into granulation tissue. Hum Reprod. 2006).

Anche se diversi studi hanno riportato risultati positivi del trapianto di tessuti ovarici crioconservati con entrambe le tecniche (Kuleshova LL, et al. Vitrification can be more favorable than slow cooling. FertilSteril, 2002), esistono due problemi principali che ostacolano il trapianto e ne limitano la sopravvivenza: il danno da refrigerazione e quello ischemico di reperfusione.

Per risolvere questi problemi è stato sviluppato un sistema innovativo che mantiene l’innesto in perfusione continua prima e dopo la crioconservazione, riducendo al minimo le possibilità di microtrombi o danni ischemici da riperfusione.

Si tratta della “whole ovary criopreservation” sui cui si è inserita l’idea della perfusione ex-vivo, in modo da consentire la maturazione e lo sviluppo dell’ovocita e-vivo.

La procedura inizia con il prelievo chirurgico dell’ovaio a cui segue la cateterizzazione vascolare e la perfusione immediata. Il perfusato utilizzato può variare in base al protocollo, ad esempio, con un mezzo essenziale minimo (MEM) integrato con HSA o fluido umano perfezionato con supplemento sostitutivo sierico (SSS). Ulteriori integrazioni come l’acido ascorbico, gli antiossidanti, gli ormoni, i fattori di crescita, gli antibiotici e l’eparina possono essere considerate secondo il protocollo.

Anche se la perfusione immediata e continua minimizza il rischio di formazione di microtrombi, i farmaci trombolitici possono essere integrati con il perfusato per dissolvere qualsiasi microtrombo formato. In questa fase, l’ovaio non ha manifestato ischemia significativa o privazione di ossigeno o di sostanze nutritive.

Il sistema introdotto è unico nel suo genere, consentendo l’applicazione sia della perfusione ex-vivo che della crioconservazione in un unico sistema, il che garantisce una migliore e simultanea attuazione delle soluzioni di crioprotezione e di riscaldamento all’interno e all’esterno dell’organo, migliorando l’esito della procedura.

L’innovativo metodo può essere applicato nel trapianto ovarico allogenico, nella conservazione della fertilità dopo chemioterapia sistemica o di trapianto di midollo osseo nelle giovani donne e anche per applicazioni corrispondenti sui testicoli.

 

 

 

 

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