27/07/2018

Nuova luce sulle malattie del fegato causate da nutrizione parenterale

El Kasmi KC, Vue PM, Anderson AL, Sokol RJ, et al. Macrophage-derived IL-1β/NF-κB signaling mediates parenteral nutrition-associated cholestasis. Nat Commun 2018;9(1):1393.

Una ricerca dello Università Anschutz Medical Campus del Colorado offre la speranza di una migliore qualità della vita per le persone costrette alla nutrizione endovenosa per danni intestinali.

Karim C. El Kasmi e Ronald Sokol sono gli autori di un articolo pubblicato su Nature Communications che fa luce sulla causa sottostante la malattia epatica associata a insufficienza intestinale, suggerendo nuovi approcci terapeutici.

L’insufficienza intestinale è una condizione che si verifica quando l’intestino di una persona è danneggiato, accorciato chirurgicamente o affetto da lesioni e infiammazioni che portano alla compromissione della funzione di barriera intestinale con conseguente necessità di iniziare la nutrizione parenterale per mantenersi in vita.

È in questi pazienti che la nutrizione parenterale protratta porta alla malattia epatica progressiva e all’eventuale necessità di trapianto.

Infatti, gli effetti collaterali di questa invasiva forma di nutrizione sono ittero, colestasi e cicatrizzazione epatica. La malattia epatica che ne consegue, associata all’insufficienza intestinale può, alla fine, diventare così grave da richiedere un trapianto di fegato o un trapianto combinato di fegato-intestino per consentire alla persona di sopravvivere.

Fino a poco tempo fa, non esisteva una terapia efficace a causa di una scarsa comprensione di come l’insufficienza intestinale fosse correlata allo sviluppo della malattia epatica. Nell’ultimo decennio, i ricercatori hanno imparato che ridurre o modificare i lipidi può avere un effetto benefico su alcuni, ma non su tutti, i pazienti.

I ricercatori hanno dunque sviluppato un modello murino che riproduce l’insufficienza intestinale degli esseri umani, osservando che i topi con lesioni intestinali sottoposti a nutrizione parenterale attraverso un catetere venoso centrale, da 7 a 28 giorni sviluppano una ridotta funzionalità epatica progressiva che sfocia nella colestasi.

In particolare gli autori hanno osservato visto che i prodotti dei batteri nell’intestino dei topi, (lipopolisaccaridi), vengono assorbiti attraverso l’intestino danneggiato attivando il sistema immunitario nel fegato per produrre la citochina interleuchina 1 beta (IL-1 beta), che a sua volta porta alla colestasi .

Questa combinazione tra lipidi IV e danno intestinale, porterebbe alla malattia associata all’insufficienza intestinale. In pratica la funzione dei macrofagi epatici e dei fitosteroli sarebbero alla base della patogenesi della colestasi associata alla nutrizione parenterale (PNAC).

Con questa nuova consapevolezza è ora possibile identificare nuovi obiettivi per l’intervento farmacologico come quello di bersagliare i macrofagi epatici, IL-1β o NF-KB per ripristinare il trasporto di bile e di sterolo e prevenire o curare le malattie associate all’insufficienza intestinale.

Diversi farmaci che prendono di mira questi percorsi patogeni sono già approvati o in via di sviluppo, ma sono necessari ulteriori test in studi clinici su pazienti affetti, per poterne valutare appieno gli effetti terapeutici.

In ogni caso questa ricerca apre alla concreta possibilità di trattare farmacologicamente pazienti che necessitano di una nutrizione parenterale a lungo termine senza la preoccupazione di sviluppare gravi danni al fegato che richiederebbero il trapianto.

 

 

 

 

 

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