27/09/2017

Modelli di definizione del rischio nel donatore vivente HIV-positivo

Steiner R. A very different paradigm for living kidney donor risk. Am J Transplant 2017;17(7):1701-1702.

L’individuazione dei rischi predominanti e di quelli intrinsechi alla donazione di rene da vivente  potrebbe portare a una ridefinizione dei candidati donatori ad alto e a basso rischio.

È quanto si apprende dalle pagine dell’American Journal of Transplantation, grazie a uno studio di Muzaale che contribuisce a una ridefinizione dei concetti di alto e basso rischio nella donazione di rene e a una revisione dei criteri di selezione dei potenziali donatori HIV-positivi (Muzaale A, et al. Risk of end stage renal disease in HIV-positive potential live kidney donors. Am J Transplant 2017).

Anche se l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) può causare la malattia renale in fase terminale (ESRD), i singoli individui HIV-positivi hanno dimostrato di avere un rischio di ESRD paragonabile a quello, ad esempio, dell’essere fumatore,  condizione che non costituisce una controindicazione alla donazione (Grams ME, et al. Kidney-failure risk projection for the living kidney-donor candidate. N Engl J Med 2016).

Gli autori sostengono, plausibilmente, che questi individui dovrebbero essere dunque autorizzati a donare ai riceventi HIV-positivi. Tuttavia, alcuni altri fattori di rischio di ESRD, come l’ipertensione e la nefrolitiasi, sono, invece, controindicazioni alla donazione.

Un precedente studio dello stesso Muzaale aveva evidenziato tassi di ESRD post-donazione otto volte superiori a quelli dei controlli non donatori (Muzaale A, et al. Risk of end-stage renal disease following live kidney donation. JAMA 2014).

Così come lo stesso Grams nel suo studio evidenzia un ampio spettro di rischi anche nei candidati donatori potenzialmente accettabili.

Entrambi gli autori hanno rilevato che i fattori demografici della razza nera, della giovane età e del GFR al di sotto della norma aumentano notevolmente il rischio ESRD  e questi fattori potrebbero accrescere sensibilmente i rischi nei candidati HIV- positivi,  rischi che aumenterebbero ulteriormente di otto volte a seguito della donazione.

Muzaale, tuttavia, afferma che le  attuali pratiche di selezione hanno prodotto rischi di ESRD inferiori all’1%. Mentre Grams riporta un rischio quod vitam pre-donazione del 25% anche per i giovani donatori ben selezionati.

Probabilmente, come sostenuto in altri precedenti studi, i bassi tassi di ESRD riportati da Muzaale sono imputabili a controlli effettuati solo nel breve periodo post-donazione,  prima di un eventuale aumento esponenziale negli anni (Steiner R. Moving closer to understanding the risks of living kidney donation. Clin Transplant 2016).

Verosimilmente entrambi gli studi sono stati troppo brevi per intercettare lo sviluppo dell’ESRD in questi soggetti donatori e quindi non si possono escludere aumenti tardivi dei tassi di ESRD nei soggetti HIV-positivi.

Pertanto, la selezione etica e non solo clinica dei donatori richiede stime di rischio a lungo termine e nuovi paradigmi sugli aspetti “demografici”. Ad esempio, possono contribuire a definire uno standard uniforme di rischio che meglio escluda, ad esempio, alcuni candidati giovani o neri o che presentano tassi di GFR normalmente bassi, consentendo invece l’idoneità alla donazione ad altri con anomalie mediche che il vecchio paradigma escludeva.

In ogni caso queste stime hanno sollevato un certo allarme e hanno promosso la necessità di rivedere i criteri con cui si definiscono i candidati donatori ad alto e basso rischio sottolinenado la necessità di un chiarimento nell’eventualità di integrare il nuovo approccionel processo di selezione dei donatori viventi.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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