08/09/2017

Insufficienza cardiaca, nuove ombre sulla terapia con cellule staminali

Leor J, Naftali-Shani N, Levin-Kotler LP, et al. Left ventricular dysfunction switches mesenchymal stromal cells toward an inflammatory phenotype and impairs their reparative properties via toll-like receptor-4. Circulation 2017;135(23):2271-2287.

Nei soli Stati Uniti l’insufficienza cardiaca è una condizione in cui versano circa 6 milioni di persone. Si verifica quando il cuore non è più in grado di pompare abbastanza sangue ossigenato per soddisfare le esigenze del corpo.

In alcuni casi può essere gestita attraverso farmaci e cambiamenti di stile di vita ma per le persone allo stadio finale della malattia esistono limitate opzioni di trattamento.

Il trapianto di cuore rimane il trattamento migliore ma non tutti i pazienti sono in condizioni di affrontarlo e non ci sono abbastanza organi per soddisfare la domanda.

Un trattamento alternativo che sta guadagnando popolarità tra i pazienti con malattia di ultimo stadio è la terapia con cellule staminali autologhe. Questo trattamento implica l’uso delle cellule staminali del paziente per promuovere la rigenerazione delle cellule del muscolo cardiaco e di quelle del sangue.

Di fatto è spesso l’ultima risorsa di trattamento per i pazienti con insufficienza cardiaca terminale quando il trapianto non è percorribile.

Un nuovo studio, tuttavia, ritiene che il trattamento potrebbe essere più dannoso che utile se coinvolge le cellule staminali del cuore.

I ricercatori dell’Università di Tel Aviv hanno, infatti, osservato che l’uso delle cellule staminali del cuore dei pazienti per riparare i tessuti cardiaci danneggiati, non solo può dimostrarsi inefficace, ma può anche provocare reazioni infiammatorie che causano ulteriori danni cardiaci.
Lo sostengono in uno studio i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Circulation.

Il team di ricerca, guidato da Jonathan Leor, ha isolato cellule staminali derivate dal tessuto cardiaco di topi con disfunzione ventricolare indotta da un attacco di cuore e  poi iniettato le cellule staminali nei cuori dei topi valutando come le stesse influenzassero il rimodellamento e la funzione cardiaca rispetto a una soluzione salina.

A questo punto gli autori si sono resi conto che le cellule staminali trapiantate, invece di riparare i tessuti cardiaci danneggiati, generavano reazioni infiammatorie, aumentando il rischio di danni cardiaci.

“Abbiamo scoperto che, contrariamente a quanto si pensava, le cellule staminali derivate dal tessuto cardiaco malato non contribuiscono alla guarigione del cuore dopo il danno”, spiega Leor.

“Inoltre, abbiamo visto che, influenzate dai processori infiammatori in atto, le cellule stesse sviluppano una flogosi tale da esacerbare i danni al muscolo cardiaco già malato”.

Secondo gli autori questi risultati suggeriscono che quella con cellule staminali, come qualsiasi altra terapia, può avere effetti collaterali negativi. Quindi le cellule staminali, per poter essere utilizzate nel trattamento delle patologie cardiache, dovrebbero essere prelevate da donatori sani o essere geneticamente rimodellate.

Se da un lato i risultati dello studio possono essere visti come “una brutta notizia” per i molti pazienti con insufficienza cardiaca terminale, sono molte le informazioni che potrebbero invece aiutare a migliorare la terapia con le cellule staminali autologhe.

L’équipe di ricercatori ha, infatti, identificato il gene che spingerebbe le cellule staminali a sviluppare proprietà infiammatorie, ovvero il gene Toll-Like Receptor-4 (TLR4).

L’eliminazione di questo gene potrebbe, quindi, riportare le cellule staminali a uno stato curativo e modificare definitivamente il corso della terapia per i pazienti con insufficienza cardiaca.

“E’ vero che i nostri risultati sanciscono gli effetti potenzialmente negativi dell’infiammazione sulla funzionalità delle cellule staminali attualmente utilizzate”, afferma Leor. “Ma è altrettanto vero che la soppressione del gene imputato o la sua limitazione potrebbe contribuire a migliorare le attuali pratiche terapeutiche con le staminali autologhe nel trattamento dell’insufficienza cardiaca”.

 

 

 

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