29/04/2014

India, tratta di esseri umani per il prelievo di organi

Nonostante i miglioramenti normativi che vietano il commercio degli organi da donatore vivente, in India la tratta di esseri umani per il prelievo illegale degli organi a scopo di trapianto continua in diversi centri del Paese, calpestando quelli che sono i più elementari diritti umani.

È quanto emerge da un editoriale riportato sulle pagine di Transplantation.

Dal mese di settembre 2010 fino a maggio 2012, sono state individuate e intervistate 103 vittime di questa tratta che, con dettagli sconvolgenti, hanno descritto la loro esperienza di prelievo di rene a scopo commerciale.
Le vittime si trovavano tutte a Tamil Nadu (uno stato del sud-est dell’India) ma nell’editoriale si fa riferimento a un fenomeno più vasto che include 50 ulteriori vittime provenienti da altre piccole città e villaggi del West Bengala e del Karnataka. Tutte le vittime intervistate vivevano in condizioni di estrema difficoltà con livelli di reddito mensili ben al di sotto della media nazionale, in piena soglia di povertà.

La maggior parte dei casi si è verificata tra l’inizio del 2009 e il maggio 2012. Il 57% dei casi registrati nel distretto di Erode riguardava donne, così come la stragrande maggioranza (87%) dei casi nel distretto di Chennai. Le donne erano spesso vedove o erano state abbandonate dai propri mariti.

L’editoriale riporta anche altre informazioni sul grado d’istruzione, la composizione del nucleo familiare e l’età di queste persone quali ulteriori elementi di valutazione e conoscenza che, però, nulla aggiungono agli unici motivi che le hanno spinte a compiere questo disperato gesto, ossia il disagio sociale e lo stato di necessità in cui vivono.

Tutte hanno infatti riferito che non avrebbero mai accettato il prelievo di organi se le loro condizioni economiche non fossero state così gravi. Il cento per cento delle vittime intervistate ha ora bisogno di assistenza per far fronte alle conseguenze del gesto compiuto.

L’editoriale afferma che l’India, pur avendo firmato il Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione e repressione del traffico di esseri umani (in particolar modo donne e bambini), adottato congiuntamente alla convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale, non lo ha ancora ratificato.

La tratta di esseri umani per il prelievo di organi a scopo di trapianto continua, quindi, nei centri di trapianto privati di tutta l’India, tanto che il raccapricciante “servizio” ai pazienti stranieri è ancora corso.
L’articolo si conclude con un chiaro e forte richiamo a un impegno universale per sconfiggere, una volta per tutte, questa terribile piaga.

Bibliografia. Budiani-Saberi DA, Raja KR, Findley KC, et al. Human trafficking for organ removal in India: a victim-centered, evidence-based report. Transplantation: 2014; 67 (4):380-84.

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