01/05/2018

In aumento le steatosi epatiche non alcoliche post-trapianto

Losurdo G, Castellaneta A, Rendina M, et al. Systematic review with meta-analysis: de novo non-alcoholic fatty liver disease in liver-transplanted patients. Aliment Pharmacol Ther 2018; 47(6):704-714.

Oltre il 25% dei pazienti trapiantati di fegato presenta un quadro di steatosi epatica non alcolica (NAFLD) di nuova insorgenza, con una prevalenza simile a quella della popolazione generale.

È quanto sostiene uno studio italiano condotto dai ricercatori del Dipartimento di gastroenterologia dell’Università di Bari.

Nella revisione di 2.166 pazienti, la prevalenza ponderata delle steatosi epatiche non alcoliche di nuova insorgenza era del 26%, ossia, non è dissimile dalla prevalenza riscontrata tra la popolazione generale (22%).

“Nel nostro studio, l’inizio della NAFLD risale all’atto del trapianto”, dicono i ricercatori, sottolineando che la prevalenza nella popolazione generale considera l’intera storia clinica dei partecipanti. “Pertanto, si può sostenere che il suo sviluppo è più rapido che nella popolazione generale”.

I risultati si basano su una revisione di 12 studi pubblicati dal 2001 al 2015 che hanno coinvolto pazienti provenienti da Europa, Asia e Stati Uniti sottoposti a biopsia epatica post-trapianto.

Gli autori hanno notato che questa popolazione di pazienti, che aveva un’età media da 48 a 61 anni, con la maggioranza sui 50 anni, aveva anche tassi sostanziali di sovrappeso ed era più incline a comorbilità come il diabete, l’ipertensione e la dislipidemia. Quindi la NAFLD può essere una componente importante nello spettro della sindrome metabolica.

Non a caso il numero crescente di pazienti trapiantati per NAFLD e il suo sottotipo più grave, la steatoepatite non alcolica (NASH), sono corrispondenti alla diffusione dell’obesità.

In considerazione di ciò si prevede che la NAFLD diventerà la principale causa di trapianto di fegato nei prossimi due decenni e questo solleva preoccupazioni non solo sull’esito del trapianto ma anche sulla necessità di un ritrapianto per questi pazienti.

L’anno scorso, l’American Association for the Study of Liver Diseases, ha riportato che la NAFLD colpisce circa 65 milioni di americani, un numero che dovrebbe raggiungere 100 milioni entro il 2030.

E’ dunque una condizione in rapida crescita che rappresenta già un grosso problema per gli epatologi e per i chirurghi trapiantatori perché la malattia de novo potrebbe portare a un nuovo trapianto, rendendo la patologia del fegato grasso una causa significativa non solo del  trattamento iniziale ma anche del ritrapianto.

Secondo gli autori, la NAFLD post-trapianto potrebbe rappresentare una ricaduta della malattia originale, spiegando in tal modo l’alta prevalenza della steatosi nella cirrosi criptogenetica.

Inoltre il tasso di obesità generalmente elevato in questi pazienti, ha anche un grave impatto sui fattori metabolici e quindi sul rischio di NAFLD, oltre a conferire un elevato rischio di mortalità per eventi cardiovascolari e insufficienza del trapianto.

“Serviranno indubbiamente ulteriori studi, principalmente pianificati in modo prospettico, per gettare nuova luce su questo tema e permettere considerazioni più precise basate sull’evidenza”, dicono i ricercatori.

Ma il trend osservato in questa revisione da già indicazioni precise su quella che sarà una delle cause più frequenti di trapianto di fegato negli anni a venire.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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