14/09/2018

Impatto di genere sull’alloimmunità del trapianto

Lau A, West L, Tullius SG. The Impact of sex on alloimmunity. Trends Immunol 2018; 39(5):407-418.

 

Una nuova ricerca dimostra che i risultati del trapianto sono influenzati anche dal genere dei donatori e dei riceventi, aspetti che non sono sempre riconosciuti quando si assegnano gli organi.

Nel recente articolo pubblicato su Trends in Immunology, gli autori del Brigham and Women’s Hospital di Boston, raccolgono evidenze e presentano i potenziali meccanismi che guidano le risposte immunitarie specifiche del sesso e l’impatto che hanno sui risultati del trapianto.

Lo studio sostiene che nel trapianto renale i graft provenienti da donne e pazienti pediatrici hanno una sopravvivenza inferiore rispetto a quelli provenienti donatori di sesso maschile.

Questi aspetti sono particolarmente pronunciati nei riceventi maschili, per i quali, in passato, i risultati peggiori erano stati attribuiti principalmente al numero più basso di nefroni.

I graft delle donatrici hanno anche tassi più elevati di rigetti acuti, particolarmente evidenti nei riceventi maschili HLA non corrispondenti, il cui effetto è stato in gran parte attribuito alle risposte immunitarie femminili specifiche contro gli antigeni minori di istocompatibilità maschile.

Il motivo risiederebbe nel fatto che gli estrogeni, promuovendo la produzione di citochine proinfiammatorie e l’espressione del recettore Toll-like, aumenterebbero l’attivazione delle cellule T da parte di cellule presentanti l’antigene femminile il che può aumentare sia il tasso di rigetto acuto che quello cronico.

Al contrario, il testosterone inibirebbe la produzione di citochine proinfiammatorie, diminuendo sia l’espressione del recettore dei linfociti T che l’attivazione delle cellule T da parte delle cellule presentanti l’antigene maschile e ciò avrebbe come diretto risultato in una riduzione dei tassi di rigetto acuto e cronico.

Ma non è tutto, le donne che ricevono innesti di donatori maschili, montano risposte immunitarie cellulari e umorali contro l’antigene H-Y, un antigene minore istocompatibilità maschile specifico associato al cromosoma Y.

Secondo gli autori, questi fattori probabilmente contribuiscono a tassi più elevati di rigetto del trapianto nella femmina in premenopausa.

Non a caso alti livelli di estrogeni in gravidanza inibiscono lo sviluppo dei precursori delle cellule B e promuovono la sopravvivenza delle cellule B nelle donne riceventi e questi cambiamenti nell’immunità cellulare e umorale possono contribuire ad abbassare i tassi di rigetto del trapianto in gravidanza rispetto a riceventi donne non gravide.

In sostanza, l’articolo sottolinea l’importanza del genere sull’immunogenicità dell’innesto e sulle risposte alloimmunitarie. È dunque, una variabile che andrebbe tenuta maggiormente in considerazione nella delicata fase di allocazione degli organi.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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