14/05/2018

Il trattamento migliore per il mieloma multiplo rimane il trapianto precoce di cellule staminali

Dhakal B, Szabo A, Chhabra S, Hari PN, et al. Autologous Transplantation for Newly Diagnosed Multiple Myeloma in the Era of Novel Agent Induction: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Oncol. 2018 Jan 4. doi: 10.1001/jamaoncol.2017.4600. [Epub ahead of print]

Lo studio risponde all’interrogativo sul “ruolo del trapianto autologo di cellule staminali nei pazienti con mieloma multiplo nel contesto dell’uso di nuovi agenti chemioterapici” e i risultati confermano che il trapianto di cellule staminali autologhe rimane la terapia di elezione nei pazienti eleggibili all’intervento.

Lo affermano i ricercatori della divisione di onco-ematologia del Medical College of Wisconsin, dopo aver effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi convenzionale di tutti gli studi clinici randomizzati di fase 3 pubblicati da gennaio 2000 ad aprile 2017 e gli abstract presentati dal 2014 al 2016.

“La terapia precoce ad alte dosi con melfalan seguita da trapianto di cellule staminali autologhe (HDT/ASCT) riporta una migliore sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) rispetto all’uso di nuovi agenti chemioterapici (bortezomib, lenalidomide e desametasone) associati al trapianto posticipato”, spiegano i ricercatori.

Gli studi più recenti inclusi in questa meta-analisi, così come i dati presentati al congresso dell’American Society of Hematology nel dicembre 2017, indicherebbero praticamente che non è il momento di cambiare lo standard di cura attuale.

I risultati sono particolarmente rilevanti per gli Stati Uniti, dove tra i pazienti con mieloma eleggibili al trapianto, solo un terzo riceve un trapianto autologo, molto probabilmente a causa di una sua dilazione che fra l’altro colpisce in modo sproporzionato le minoranze etniche, come gli afroamericani e gli ispanici.

“I nostri dati sottolineano il ruolo vantaggioso del trapianto autologo precoce che, oltre ad essere l’approccio meno costoso, fornisce un beneficio a lungo termine per il controllo della malattia”, afferma Parameswaran Hari, ematologo presso il Medical College of Wisconsin e autore senior dello studio, che aggiunge: “La questione della sopravvivenza libera da progressione della malattia rispetto al beneficio complessivo di sopravvivenza è stata utilizzata in passato per giustificare il ritardo del trapianto, ma riteniamo che questo sia l’approccio sbagliato dal momento che la prima remissione è solitamente la migliore remissione”.

A tale proposito i ricercatori sottolineano che la mancanza di beneficio di sopravvivenza globale è probabilmente un effetto dell’assenza di follow-up a lungo termine, ma che nel mieloma multiplo, la PFS è un vero beneficio clinico che ha cambiato la pratica in tutte le fasi della terapia per cui si dovrà continuare con tale approccio fino a quando lo stesso non sarà soppiantato da farmaci realmente più efficaci.

In buona sostanza lo studio consolida la pratica corrente e rafforza le raccomandazioni secondo cui i pazienti che sono in grado di sottoporsi a un trapianto di cellule staminali possono farlo con una tossicità minima traendone grande beneficio.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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