10/09/2018

Il trapianto renale aumenta la sopravvivenza dei pazienti con granulomatosi

Wallace ZS, Wallwork R, Zhang Y, Choi HK, et al. Improved survival with renal transplantation for end-stage renal disease due to granulomatosis with polyangiitis: data from the United States Renal Data System. Ann Rheum Dis 2018 2018-213452.

Il trapianto di rene è il trattamento migliore per pazienti selezionati con insufficienza renale allo stadio terminale.

Tuttavia, il beneficio di sopravvivenza del trapianto per i pazienti affetti da granulomatosi con poliangioite (GPA) è controverso.

La granulomatosi con poliangioite, o granulomatosi di Wegener, è una vasculite necrotizzante dei piccoli vasi caratterizzata dalla presenza di anticorpi citoplasmatici antineutrofili.

Fino al 70% degli individui che ne sono colpiti sviluppano una malattia renale (solitamente glomerulonefrite) e dal 20% al 25% di questi progrediscono verso l’insufficienza renale terminale.

Un precedente studio aveva ipotizzato che il trapianto renale nei pazienti in queste condizioni diminuisse il rischio di morte, ma la maggior parte dei pazienti arruolati presentava un’insufficienza renale terminale associata a cause diverse dalla glomerulonefrite, come l’ipertensione o il diabete.

Inoltre, i pazienti con ESRD associati a GPA differiscono da quelli con insufficienza renale derivante da altre cause nelle  comorbilità, nel coinvolgimento di altri organi e nell’uso di farmaci immunosoppressori.

Per valutare la sopravvivenza in questo gruppo specifico di pazienti, i ricercatori del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School di Boston hanno quindi analizzato i risultati dei pazienti con GPA in attesa di trapianto renale dal 1995 al 2014 e quelli che hanno ricevuto il trapianto nello stesso periodo.

Dei 5.929 pazienti con diagnosi di malattia renale da GPA censiti nel registro nazionale, 1.525  erano in attesa di trapianto di rene con un’età media di 49,5 anni; 946 di questi hanno ricevuto un trapianto durante il periodo di studio,  il 56% da donatore cadavere e il 44% da vivente.

Il dato che maggiormente colpisce è che i pazienti sottoposti a trapianto presentavano una riduzione del 70% della mortalità per tutte le cause.

Nello specifico il tasso di mortalità nel gruppo sottoposto a trapianto era di 29,3/1.000 anni paziente, rispetto a 65,5/1.000 anni paziente tra quelli rimasti in lista d’attesa.

La più evidente riduzione di mortalità per tutte le cause si riscontrava nei pazienti di età inferiore ai 40 anni.  Tutti i gruppi di età, comunque, mostravano una sostanziale diminuzione del rischio, compreso quello con pazienti di età ≥60 anni.

Secondo quanto riferiscono gli autori, la diminuzione del rischio di morte è stata in gran parte determinata da una “drammatica” riduzione della mortalità cardiovascolare (-90%), ma anche da minori rischi di mortalità correlata alle infezioni e alle neoplasie.

A loro parere il motivo per cui il trapianto di rene avrebbe un’influenza così profonda sulla mortalità, potrebbe riguardare le differenze fisiologiche tra la filtrazione attraverso un rene funzionante piuttosto che attraverso una membrana dialitica e/o differenze nella gestione dei pazienti prima e dopo il trapianto.

In particolare, gli attuali approcci all’immunosoppressione dopo il trapianto potrebbero avere effetti benefici per la GPA in generale, contribuendo a prevenire riacutizzazioni della malattia e conseguenti danni d’organo, migliorando così la sopravvivenza.

L’altra importante implicazione che viene evidenziata in questo studio è che i centri di trapianto dovrebbero prendere precocemente in considerazione l’ipotesi del trapianto in questi pazienti mentre nella maggior parte dei casi l’iscrizione in lista d’attesa è generalmente consentita solo quando la velocità di filtrazione glomerulare stimata è compresa tra 25 e 30 ml/min/1,73 e la vasculite è in remissione da almeno un anno prima del trapianto.

Al contrario gli autori ritengono la segnalazione tempestiva per il trapianto fondamentale per ottimizzare i risultati per questa popolazione di pazienti.

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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