04/04/2018

Linfociti dei donatori, una barriera alla tolleranza del trapianto?

Alsughayyir J, Motallebzadeh R, Pettigrew GJ. Are donor lymphocytes a barrier to transplantation tolerance? Are donor lymphocytes a barrier to transplantation tolerance? Curr Opin Organ Transplant. 2018;23(1):90-96. doi: 10.1097/MOT.0000000000000492.

Nel circolo del ricevente si trovano frequentemente popolazioni di linfociti del donatore il cui impatto sull’immunità dell’ospite, pur essendo stato a lungo dibattuto, rimane ancora poco chiaro.

È stato infatti suggerito che il trasferimento dei linfociti del donatore con il trapianto possa sia promuovere la tolleranza al trapianto sia accelerarne il rigetto.

In questo studio i ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università di Londra, discutono sui possibili meccanismi mediante i quali l’interazione dei linfociti del donatore con le cellule immunitarie del ricevente possano accrescere la risposta alloimmune dell’ospite o, al contrario, inibirla.

Recenti scoperte hanno difatti evidenziato che in un trapianto di organo solido i linfociti T del donatore sono più numerosi delle popolazioni leucocitarie e che questi possono essere trasferiti al ricevente con il trapianto.

Il riconoscimento dell’ospite da parte delle cellule T-CD4 trasferite dal donatore può portare quindi a un marcato aumento delle immunodeficienze umorali dell’ospite e causare l’insuccesso precoce del trapianto.

Di conseguenza l’abbattimento delle cellule T-CD4 dei donatori da parte delle cellule killer naturali dell’ospite è fondamentale per prevenire questo evento.

Gli autori analizzano nel dettaglio i meccanismi che sono alla base di questi processi descrivendo il ruolo fondamentale che svolgono le molecole MHC nella normale risposta immunitaria agli antigeni estranei.

Allo stesso tempo sostengono che la capacità delle cellule T-CD4 dei donatori di scatenare un aumento a lungo termine della risposta umorale dell’ospite lasci ipotizzare anche la possibilità contraria, ovvero, che il trattamento ex-vivo o la modifica dell’organo donato mediante l’utilizzo dei vettori lentivirali (LV) prima dell’impianto possano indurre una tolleranza immunologica e migliorare i risultati a lungo termine del trapianto.

In effetti le progressive modifiche nella generazioni dei costrutti virali hanno permesso di ottenere vettori lentivirali costituiti da meno del 10% del genoma virale iniziale in cui sono presenti solo le sequenze necessarie a retrotrascrivere, trasferire ed integrare le cellule bersaglio ma senza i geni per le proteine virali patogene.

Si tratta di un’ipotesi già esplorata negli esseri umani con il trapianto combinato di rene e midollo osseo. La terapia genica, attraverso l’utilizzo di vettori lentivirali (LV), rappresenta un promettente approccio in questa direzione anche se i meccanismi di tolleranza in questi pazienti non sono stati ancora compresi a fondo.

Certo è che l’induzione della tolleranza immunologica sia fondamentale in diverse circostanze e riuscire a raggiungerla avrebbe enorme rilevanza non solo nel campo dei trapianti ma anche nel trattamento di numerose patologie autoimmuni e allergiche.

 

 

 

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