21/02/2018

I fattori che influenzano la decisione nella donazione da vivente

Dorflinger LM, Kulkarni S, Thiessen C, et al. Assessing living donor priorities through nominal group technique. Prog Transplant  December 15, 2017. [Epub ahead of print]

La richiesta di trapianto di rene continua a superare di gran lunga il numero di organi disponibili e, anche se diversi studi hanno dimostrato che la maggior parte delle persone è a conoscenza e sostiene la  donazione da vivente, non sono ben chiari i fattori che motivino o, al contrario, siano d’ostacolo al compimento dell’atto.

Un recente studio ha esaminato le potenziali barriere e gli elementi facilitatori alla donazione di rene da vivente, analizzando quali  fattori siano considerati come più salienti nella decisione della donazione, attraverso l’utilizzo della tecnica del “gruppo nominale” (NGT), ossia una versione muta del brainstorming che genera idee intorno a un argomento specifico e determina quelle di maggior rilievo tra i membri del gruppo e quindi funzionali al raggiungimento di un consenso.

In sostanza, piuttosto che chiedere alle persone di esprimere le proprie idee ad alta voce, il capogruppo chiede a ciascuno dei partecipanti di scrivere un certo numero di idee su uno specifico argomento.

I partecipanti sono stati reclutati tramite volantini inviati nelle unità di dialisi e in un grande centro medico universitario, escludendo i soggetti con malattia renale terminale. La richiesta era molto semplice e poneva la domanda: “Conosci qualcuno con malattie renali interessato a dare la propria opinione sul trapianto?”.

Quaranta persone hanno espresso l’interesse a partecipare. Di queste se ne sono presentate 30 che, divise in quattro gruppi, sono state introdotte al processo NGT spiegando loro che l’obiettivo era quello di conoscere i punti di vista su due temi specifici legati alla donazione di rene vivente, ovvero:

  • Cosa o quali situazioni rendono più difficile per le persone decidere di donare un rene?
  • Cosa o quali situazioni invece facilitano la decisone di donare?

I partecipanti dovevano indicare, per ciascun quesito,  i tre fattori che percepivano come più importanti (1 = più importante, 2 = secondo in ordine di importanza,  3 = terzo in ordine di importanza).

L’articolo descrive dettagliatamente la metodologia adottata attraverso la quale sono stati individuati i punti più salienti che, secondo i partecipanti, influenzano sia la decisone di non donare che quella di donare, compresa l’analisi dei fattori emersi e di come sono stati raggruppati in temi.

In breve, i 4 gruppi si sono ritrovati per discutere i fattori individuati raggiungendo un consenso sul raggruppamento degli stessi in nove elementi ricategorizzati le cui priorità sono state calcolate in funzione dei punteggi medi assegnati da ciascun gruppo all’interno di quel tema.

La metodica in realtà è più sofisticata di quanto sia possibile riferire in questo contesto, per cui si consiglia la lettura integrale dell’articolo.

Ad ogni modo i fattori che influenzano la decisione sulla donazione, dal più al meno importante, come valutato dai partecipanti, sono risultati: (1) l’altruismo, (2) la relazione con il ricevente, (3) la conoscenza, (4) il rischio, (5) la convenienza, (6) i costi, (7) il supporto, (8) il beneficio personale, (9) la religione.

Ognuno di questi aspetti è ampiamente commentato nell’articolo. Tra le varie riflessioni che fanno gli autori emerge che i partecipanti hanno riportato una significativa mancanza di informazioni sulle donazioni, nonché una mancanza di conoscenza su dove e su come ottenere informazioni che potessero maggiormente motivarli a donare o in grado di contribuire al processo decisionale.

I risultati suggeriscono dunque che gli sforzi delle campagne d’informazione pubblica che cercano di aumentare i tassi di donazione da vivente dovrebbero fare appello all’altruismo e aumentare la conoscenza circa l’impatto o l’assenza di fattori d’influenza sullo stile di vita e sulla salute futura di chi dona.

Contestualmente i programmi di trapianto dovrebbero mirare a massimizzare la convenienza e a ridurre al minimo l’onere per il donatore, sia nella fase di studio sia in quella di follow-up.

Non a caso i partecipanti hanno riferito che i costi, in particolare quelli da sostenere di tasca propria e relativi alle cure mediche post- donazione, quali spese di viaggio, alloggio o la perdita di parte del salario, non sono certo facilitatori  della donazione.

Questi risultati, tra l’altro, sono coerenti con studi precedenti che suggeriscono e sostengono l’idea di rimuovere i disincentivi finanziari, piuttosto che introdurre riconoscimenti economici (Tong A, et al. Public awareness and attitudes to living organ donation: systematic review and integrative synthesis. Transplantation. 2013).

In sintesi, l’articolo evidenzia che le persone sono in grado di elencare numerosi fattori che possono influenzare la decisione o meno di donare, ma un numero relativamente piccolo di questi sono da sempre considerati molto importanti sia nel favorirla che nell’ostacolarla.

Per ammissione degli stessi autori lo studio presenta limitazioni legate alla piccola dimensione del campione e al fatto che i partecipanti siano stati reclutati in centri medici suscettibili di essere influenzati dalla “desiderabilità sociale” e quindi favorevoli alla donazione. Di conseguenza, i risultati potrebbero non essere generalizzabili a un campione più ampio di potenziali donatori. Tuttavia, se le persone come quelle del campione, che in qualche modo sono vicine al tema della donazione e del trapianto di rene da vivente, percepiscono questi come i temi più salienti, non c’è motivo di credere che gli stessi non possano essere prioritari anche per coloro che hanno ancor meno conoscenze.

Studi futuri potrebbero quindi utilizzare la stessa metodologia per esaminare se anche il pubblico, in generale, avverta le stesse priorità ed eventualmente agire per rimuovere le potenziali barriere alla donazione e aumentare gli elementi facilitatori.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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