22/12/2017

Finisce il mito del chirurgo uomo, le donne ottengono risultati migliori

Wallis CJ, Ravi B, Coburn N, Satkunasivam R, et al. Comparison of postoperative outcomes among patients treated by male and female surgeons: a population based matched cohort study. BMJ 2017; 10 (359):j4366.

Nonostante il numero delle donne iscritte a medicina abbia ampiamente superato quello degli uomini, le discipline chirurgiche sembrano ancora essere appannaggio maschile.

Ora, però, i risultati di uno studio condotto in ambienti chirurgici del Canada e pubblicato di recente sul British Medical Journal, ribaltano i termini della questione rivelando una supremazia femminile negli outcome di sopravvivenza, incidenza di nuovi ricoveri o complicanze a 30 giorni dall’intervento.

In breve, al tavolo operatorio, le donne sono “meglio” degli uomini e lo dimostrano i risultati dei pazienti operati da una donna che presentano tassi di mortalità inferiori (4% in meno rispetto ai pazienti operati da un chirurgo maschio), un minor numero di complicanze e un minor tasso di ricoveri nell’arco del mese successivo alla procedura chirurgica.

Lo studio in questione è stato condotto su una popolazione chirurgica di circa 104.000 pazienti dell’Ontario, sottoposta a 25 diverse procedure operatorie tra i 2007 e il 2015.

Raj Satkunasivam, Professore Associato di urologia presso lo Houston Methodist Hospital, e i colleghi autori della ricerca, avendo presente che in chirurgia una maggior esperienza si traduce spesso in un miglior risultato, sono stati ligi nel confrontare tra loro gruppi di chirurghi di entrambi i sessi (774 donne e 2.540 maschi) omogenei per monte ore trascorse al tavolo operatorio, tenendo presente anche la complessità degli interventi effettuati.

Nel dettaglio, i pazienti trattati da chirurghi donna erano più spesso di sesso femminile e più giovani, ma avevano patologie simili, comorbilità simili, intervento chirurgico eseguito nello stesso anno e altri parametri che li rendevano corrispondenti e paragonabili.

Anche dopo aver effettuato gli opportuni aggiustamenti statistici, le donne chirurgo sono risultate superiori nei risultati rispetto alla controparte maschile.

L’analisi stratificata per paziente, medico e caratteristiche ospedaliere non ha, infatti, modificato l’effetto significativo del chirurgo sul risultato. Tra l’altro, un’analisi retrospettiva non ha rilevato differenze nel risultato chirurgico nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico d’emergenza, evenienza  che, di solito, non permette di scegliere da chi farsi operare.

Insomma, anche dopo aver uniformato le caratteristiche dei pazienti e degli ospedali nei due gruppi, i pazienti trattati da chirurghi donne ha avuto un piccolo ma statisticamente significativo decremento della mortalità a 30 giorni e risultati post chirurgici simili (durata del ricovero, complicanze e riammissioni ospedaliere), rispetto ai pazienti trattati da chirurghi uomini.

In realtà, le donne medico sono risultate migliori della controparte maschile anche in ambito internistico, come ha precedentemente dimostrato un altro studio pubblicato all’inizio dell’anno su JAMA dai ricercatori dell’Università di Harvard (Tsugawa Y, et al. Comparison of Hospital Mortality and Readmission Rates for Medicare Patients Treated by Male vs Female Physicians. JAMA Intern Med 2017).

In questa esperienza sono stati analizzati oltre 1 milione e mezzo di ricoveri in ambiente internistico e, anche in questo studio, i pazienti affidati alle cure delle dottoresse presentavano un tasso di mortalità e di nuovi ricoveri inferiori, rispetto a quelli affidati alle cure dei medici uomini.

Il che, tradotto in pratica, significa un  decesso in meno ogni 233 pazienti trattati da medici donna, rispetto agli uomini, e 1 nuovo ricovero in meno a 30 giorni ogni 182 pazienti affidati alle dottoresse.

Merito di una loro maggior empatia con i pazienti? Di una migliore propensione a collaborare con i colleghi?

Di fatto sembrerebbe che essere trattati da un medico donna piuttosto che da un medico maschio potrebbe fare la differenza.

Probabilmente è giunto il momento di guardare alla chirurgia come una professione non più storicamente dominata dagli uomini per lasciare il posto a una meritocrazia che non badi alle differenze di genere.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

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