22/11/2017

Fibrosi polmonare, punteggio di rischio genomico per la priorità al trapianto

Herazo-Maya JD, Sun J, Molyneaux PL, Kaminski N, et al. Validation of a 52-gene risk profile for outcome prediction in patients with idiopathic pulmonary fibrosis: an international, multicentre, cohort study. Lancet Respir Med 2017; S5(11):857-868.1

Un nuovo sistema di valutazione del rischio genomico potrebbe migliorare notevolmente le previsioni dei risultati ottenibili in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF), rispetto ai soli parametri clinici.

Lo sostiene uno studio multicentrico internazionale che ha riguardato 425 partecipanti provenienti da centri accademici di Stati Uniti, Regno Unito e Germania, i cui risultati sono stati pubblicati su The Lancet Respiratory Medicine.

In un precedente studio i ricercatori avevano già identificato i geni predittivi  di scarsi outcome nel sangue periferico di pazienti con IPF (Jose Herazo-Maya et al. A 52-Gene Signature in Peripheral Blood Identifies an IPF Subphenotype with Rapid Disease Progression and Poor Disease Outcomes. ATS Journal 2016). In questo studio  gli autori hanno misurato l’espressione dei 52 geni individuati e sviluppato un algoritmo di valutazione dei sottofenotipi molecolari (SAMS), per classificare i pazienti a basso o alto rischio sulla base della firma genetica.

L’età media dei partecipanti variava da 67 a 70 anni, la maggior parte (65% – 89%) erano uomini.

I pazienti a basso e alto rischio in ciascuna coorte presentavano differenze significative in termini di mortalità o sopravvivenza libera da trapianto (range di rischio: da 2,03 a 4,37).

Un aumento simultaneo del punteggio “up” e la diminuzione del punteggio “down” (questi punteggi riflettono modelli di firma gene-correlati rispetto ai valori mediani) era predittivo di una ridotta sopravvivenza libera da trapianto (HR, 3,18) nella coorte di Pittsburgh.

Al contrario, una riduzione simultanea del punteggio dopo l’inizio della somministrazione di farmaci antifibrotici è stato associato a un significativo miglioramento della capacità vitale forzata nella coorte di Yale.

Secondo gli autori, considerati nel totale, i risultati possono essere molto importanti per stabilire la priorità al trapianto o stratificare i pazienti in protocolli terapeutici.

“I nostri dati suggeriscono che i pazienti con un profilo genomico ad alto rischio dovrebbero essere sottoposti urgentemente a una valutazione per il trapianto mentre molti altri possono non aver neccessità di un trapianto di polmoni anche nei successivi tre cinque anni post-diagnosi”.

“Quindi, incorporando i profili di rischio dei 52 geni nella valutazione dei pazienti con IPF, è possibile migliorare la precisione del timing del trapianto polmonare, evitando trapianti tardivi per coloro che ne hanno bisogno subito e ritardando quelli non così urgenti”.

I ricercatori stanno ora eseguendo ulteriori studi per validare l’ipotesi che un cambiamento favorevole nel profilo di rischio genetico del paziente possa essere indicativo di una potenziale risposta alla terapia, e valutare la specificità di tale risposta ai farmaci approvati dalla FDA.

“Si tratta di un lavoro che mostra profili di espressione abbastanza coerenti con un buon numero di geni, fra l’altro testati in sei centri diversi, quindi con una metodologia molto valida. È  tuttavia necessario intraprendere ulteriori  studi prospettici prima di poter introdurre questa metodologia nella gestione clinica dei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica”, spiega, in un editoriale di commento, Martin Kolb dell’Università di McMaster a Hamilton, in Ontario (Kolb MR, et al. Personalised medicine for IPF: getting closer, but not there yet. Lancet Respir Med. 2017 Sep 20).

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

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