01/09/2017

Fegati ottuagenari che diventano “centenari” dopo il trapianto

Jiménez-Romero LC, Caso Maestro O, Cambra Molero F, Justo Alonso I, et al. Octogenarian liver grafts reaching centennial age after transplantation. Transplantation 2017;101(7):e218-e219.

È l’esperienza riportata dall’HPB Surgery and Abdominal Organ Transplantation Unit dell’Università Complutense di Madrid, in una lettera pubblicata su Transplantation.

Nel Centro universitario, dall’aprile 1986 all’ottobre 2016, sono stati eseguiti 1.870 trapianti di fegato. In 58 casi sono stati utilizzati graft di donatori ottuagenari, 4 dei quali hanno raggiunto e superato una durata complessiva di cento anni dopo il trapianto.

Tre riceventi sono attualmente in vita, in buone condizioni generali e con una funzione epatica normale. Il quarto ricevente è deceduto 11 anni dopo il trapianto per insufficienza renale e complicanze cardiache, ma con un fegato istologicamente integro e perfettamente funzionante.

La longevità di un fegato sano e la sua capacità rigenerativa sono condizioni note da tempo. Ma si sa anche che il flusso sanguigno, le escrezioni e le alterazioni metaboliche di questo organo possono essere influenzate dall’invecchiamento con ripercussioni funzionali di rilevanza clinica (Mooney H, et al. Alterations in the liver with ageing. Clin Gastroenterol. 1985).

È stato, ad esempio, documentato che dopo i 50 anni, il fegato diventa progressivamente più piccolo, passando dal 2,5% del peso complessivo del corpo nei giovani, a circa l’1,6% nella popolazione ultracinquantenne e i diversi cambiamenti morfologici che avvengono con l’invecchiamento indicano che le cellule epatiche in età avanzata sono in uno stato iperfunzionante, per compensare proprio  la diminuzione del numero totale di cellule (James OF, et al. Gastrointestinal and liver function of old age. Clin Gastroenterol. 1983).

In realtà, si è visto che l’invecchiamento ha un effetto limitato sulle funzioni epatiche e molto di più sulla sua risposta a fattori extraepatici verso cui gli anziani possono avere una capacità compromessa (Popper H. Coming of age. Hepatology. 1985).

In questa comunicazione gli autori descrivono la loro esperienza di trapianto con donatori ottuagenari, indicando quali criteri siano stati valutati per la determinazione di trapiantabilità di questi graft.

Gli autori premettono che nel trapianto di fegato sono molti i fattori d’influenza imputabili al donatore e raccomandano l’utilizzo di graft epatici senza limiti di età ma in determinate condizioni. Ossia: stabilità emodinamica, bassi dosaggi di farmaci vasopressori, breve soggiorno in terapia intensiva, buoni parametri di funzionalità epatica, fegato morbido alla palpazione, tempo d’ischemia fredda inferiore a 9 ore, macrosteatosi inferiore al 30% e assenza di ateromatosi dell’arteria epatica.

Nei  donatori anziani quest’ultima condizione di solito colpisce il tronco celiaco, ma quando si presenta distalmente a livello dell’arteria epatica destra o alla biforcazione dell’arteria gastroduodenale comune, l’innesto epatico deve essere scartato per il trapianto (Jiménez-Romero C, et al. Using old liver grafts for liver transplantation: where are the limits? World J Gastroenterol. 2014).

Finora il gruppo di Madrid ha escluso da questi trapianti i riceventi con cirrosi da HCV o con malattie epatiche avanzate. Ma con introduzione di nuovi farmaci antivirali si potrebbero organi ottuagenari anche per questi riceventi.

Ci vorrà ancora del tempo per dimostrare i risultati del trapianto di questi organi  ma gli autori si dicono convinti che l’attenta selezione dei graft possa dare buoni risultati anche in questi riceventi.

 

 

 

 

 

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