17/12/2015

Esercizio fisico e sport, i mille benefici sui pazienti trapiantati

I pazienti trapiantati si caratterizzano per essere ad alto rischio di malattie cardiovascolari, sindrome metabolica e sarcopenia.

Queste condizioni sono principalmente causate dagli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva, dalla stessa malattia cronica che li ha condotti al trapianto e, non ultimo, da uno stile di vita sedentario (Painter P, et al. Assessing physical function and physical activity in patients with CKD. Clin J Am Soc Nephrol. 2013).

Diversi studi hanno già dimostrato gli effetti positivi dell’esercizio fisico nella prevenzione di queste condizioni (Kohl HW, et al. The pandemic of physical inactivity: global action for public health. Lancet. 2012).

Nonostante questo il mondo dei trapianti è ancora lontano da una normale applicazione dell’attività fisica e dello sport come opportunità per migliorare le condizioni di salute dei trapiantati: c’è ancora scarsa consapevolezza su questo argomento e un’esitazione diffusa tra i pazienti e le famiglie circa l’esercizio fisico.

Inoltre, il fatto che non ci sia unanime consenso tra i professionisti del trapianto sull’opportunità di far praticare attività fisica, non favorisce certo l’iniziativa dei pazienti (Gordon EJ, et al. Needed: tailored exercise regimens for kidney transplant recipients. Am J Kidney Dis. 2005).

Eppure numerosi pazienti dopo il trapianto tornano a praticare con successo un’attività sportiva amatoriale o anche a livello professionistico (Roi GS et al. Energy expenditure during a day of sport competitions in kidney transplant recipients. Transplantation 2010).

Un lavoro italiano, attraverso lo studio della funzione renale in un gruppo di pazienti trapiantati (di rene e di fegato) coinvolti in una lunga gara di ciclismo su strada, dimostra che questi pazienti possono partecipare a gare ciclistiche di resistenza con prestazioni paragonabili a quelle di ciclisti amatoriali non trapiantati e senza alcuna conseguenza per il trapianto.

I pazienti in questione sono stati valutati durante e dopo la “Nove Colli”, una gara di ciclismo su strada a lunga percorrenza che si svolge in Romagna, con griglia di partenza e traguardo posti a livello del mare (Cesenatico).

È uno degli eventi più prestigiosi di questo tipo e probabilmente uno dei più noti non solo in Italia. La gara è aperta anche a ciclisti dilettanti purché muniti di certificato medico di idoneità alle competizioni di ciclismo su strada. Il numero massimo di partecipanti è di 12.000 divisi in 7 griglie di partenza ad intervalli di 3 minuti l’una dall’altra. Prima di iniziare, i partecipanti possono scegliere tra un percorso breve (130 km) e un percorso lungo (200 km).

I pazienti trapiantati hanno scelto il percorso breve, come il 63% del resto dei partecipanti. Tale percorso si snoda su 130 km, con 4 colli da scalare e un continuo sali-scendi per complessivi 50 km in salita, 46 in discesa e 34 in pianura da percorrere in un tempo massimo di circa 7 ore e mezzo.

I ciclisti portatori di trapianto sono stati 18 (10 trapiantati di rene e 8 di fegato) e tutti hanno completato il percorso senza eventi avversi. Ovviamente, nessuno di questi pazienti aveva controindicazioni cliniche alla partecipazione ad un gare ciclistiche su strada.

Lo studio, naturalmente, riporta informazioni dettagliate sulle caratteristiche dei partecipanti e sui parametri valutati, in ogni caso dopo la gara, i pazienti trapiantati hanno mostrato modifiche transitorie della funzione renale simili a quelle dei ciclisti amatoriali sani nonostante alcune differenze legate alle loro condizioni cliniche di base e alle terapie farmacologiche.

Allo stato attuale i risultati di questo studio, i cui limiti sono rappresentati solo dal piccolo campione di partecipanti e dunque non può essere considerato rappresentativo dell’intera popolazione sottoposta a trapianto, indicano che i pazienti trapiantati possono essere coinvolti in attività sportive e persino in gare di resistenza, senza effetti negativi, ovviamente con adeguati monitoraggio e formazione clinica.

Con questi accorgimenti è possibile che gli effetti positivi a lungo termine superino i potenziali rischi di modifiche temporali di alcuni parametri di funzionamento dell’organo: l’esercizio fisico può costituire una forma di terapia capace di restituire a questi pazienti una percezione di notevole benessere fisico e psicologico e di bisogni emotivi, permettendo loro di raggiungere un livello di qualità della vita simile a quello della popolazione generale.

Bibliografia. Mosconi G, Roi GS, Totti V, Nanni Costa A, et al. Renal function in kidney and liver transplant recipients after a 130-km road cycling race. Transplantation Direct. 2015; 1 (9): pe 36.

Per approfondimenti

 

1 Commento:


  • By alberto 05 Ott 2016

    Ho fatto il trapianto di rene nel 1991,
    ho ricominciato ad andare nel 96 al 2000, e ogni tanto devo sospendere per qualche problemino,
    (Prostata) comunque oggi vado ancora in bici, sia da corsa che mountain bike, 3-4 volte a settimana,
    ed ogni uscita si brucia in media dalle 1000-1500 calorie.
    cosa importante, quando iniziai nel 96 avevo una creatività di 1,4…..!!!
    Oggi dopo 25 anni a volte la creatività risulta anche 0,9,,,,,,,,,,,,,,
    ciao e buon giro in bici.
    alberto.

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