05/02/2014

Donazione di organi, i lati oscuri del sistema iraniano

Quasi trent’anni dopo la sua introduzione il modello iraniano di trapianto di rene da donatore vivente rimane un enigma per la comunità trapiantologica occidentale. Il sistema, fondato nel 1988 e finanziato dal Governo, è nato in risposta alle urgenti necessità di trapianto di rene in Iran.

La modica cifra fissata (circa 400 dollari ) per ogni rene donato, viene giustificata dallo stesso Governo come un premio piuttosto che come un pagamento per il graft. Inoltre, il Governo paga tutte le spese correlate al trapianto e fornisce una copertura medica al donatore anche se solo per un anno dopo la nefrectomia.

Eppure diverse fonti rivelano che il vero incentivo per coloro che si sono sottoposti a intervento di nefrectomia per donare il loro rene sembra essere rappresentato da un pagamento supplementare, frutto di una negoziazione diretta tra il ricevente e il donatore, che si aggira intorno ai 10.000 dollari per ogni rene. Sembrerebbe che il tutto si svolga sotto la supervisione di un’organizzazione no-profit che mantiene un mercato di potenziali acquirenti fornendo un donatore di riserva nel caso in cui il destinatario e il potenziale donatore non riescano ad accordarsi su un prezzo.

In un editoriale pubblicato sull’American Journal of Transplantation Gordon et al sostengono, però, che tale raffigurazione del modello iraniano è stata fortemente contestata dalla comunità trapiantologica locale che l’ha definita totalmente falsa. Gli autori, di conseguenza, raccomandano cautela nell’interpretare e giudicare il modello iraniano.

Al contempo Fallahzadeh et al, nell’affrontare la questione iraniana dal punto di vista clinico, ossia analizzando e comparando lo stato di salute e la qualità di vita dei donatori che hanno donato dietro compenso con quello dei “related” (imparentati) al ricevente sottoposti a nefrectomia presso il centro trapianti iraniano di Shiraz, documentano, di fatto, l’esistenza di una forma di pagamento.

Come prevedibile, la comunità trapiantologica internazionale si è opposta al programma iraniano, principalmente per la forte preoccupazione di uno sfruttamento economico dei soggetti più deboli e per la mancanza di rispetto per l’integrità umana.

Secondo Gordon et al, inoltre, il modello iraniano non riesce a soddisfare molte delle norme proposte per un sistema regolamentato di vendita di organi, comprese le disposizioni atte a  garantire il follow-up a lungo termine del donatore e l’accesso alle necessarie cure sanitarie.

Infine, a fronte di decine di migliaia di trapianti, la mancanza di trasparenza del sistema preclude l’accettazione del modello iraniano quale soluzione al problema della carenza di organi.

L’editoriale è ricco di spunti di riflessione. Attraverso la valutazione di parametri di funzionalità renale post-donazione, si evidenzia come la maggior parte dei donatori retribuiti siano maschi poveri, la cui qualità di vita dopo nefrectomia è inferiore a quella della popolazione generale e che lamentano insoddisfazione per la loro decisione di essersi sottoporsi a nefrectomia.

Gordon et al, concludono che la donazione dietro compenso, che una volta poteva essere giustificata sulla base del bisogno, oggi, oltre che richiamare soggetti particolarmente vulnerabili, si sta rivelando un ostacolo insormontabile allo sviluppo del trapianto da donatore cadavere.

Bibliografia. Gordon EJ, Gill JS. Where there is Smoke there is fire: the iranian system of paid donation. American Journal of Transplantation 2013; 13 (12): 3063-64.

 

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