07/05/2014

Donazione: aspetti psicologici nei familiari chiamati alla scelta

Uno dei fattori che contribuiscono alla carenza di organi e tessuti da donatore cadavere è il rifiuto della famiglia di dare il consenso alla donazione talvolta anche ponendo un veto sulla decisione espressa in vita dal donatore.
Un recente studio, pubblicato sull’American Journal of Transplantation, descrive esperienze e sentimenti delle famiglie dei donatori e fornisce uno spaccato delle ansie e dei conflitti interiori che si vivono prima e dopo l’atto di donazione.

Attraverso una revisione sistematica di lavori qualitativi che si sono interessati alla tematica, sono stai presi in esame 34 studi, che hanno coinvolto più di 1000 partecipanti e sono stati identificati i diversi aspetti che ricorrono spesso tra i familiari che hanno vissuto l’esperienza della donazione: la difficoltà nell’accettare una morte improvvisa, il significato più profondo della donazione, la paura, il sospetto, il conflitto decisionale, la vulnerabilità, il senso di rispetto verso il donatore. Sono tutti temi ben conosciuti che costituiscono, però, importanti criticità.

La piena accettazione della morte improvvisa rimane, per molti, un ostacolo insormontabile che mette in discussione il senso stesso della vita ed enfatizza atteggiamenti d’inquietudine verso il concetto di morte cerebrale.
Alcuni considerano la donazione un gesto di altruismo, altri un obbligo morale da adempiere nel rispetto della volontà del donatore. In entrambi i casi la donazione aiuta a superare il dolore per la morte di un familiare. Paura e sospetto sono sensazioni frequenti, spesso riferite a possibili interessi economici o a sfiducia negli operatori sanitari.

Il conflitto decisionale viene riferito come una delle situazioni più complesse e controverse da affrontare nel quale convergono dissonanze interne al contesto familiare, pressioni emotive e, non ultime, credenze religiose. La vulnerabilità, riferita spesso come sensazione d’impotenza e di sopraffazione, evidenzia la fragilità umana in quei momenti: la sensibilità degli operatori e il rapporto che s’instaura con i familiari rappresentano, quindi, condizioni imprescindibili in grado di accrescere la collaborazione. In ultimo il rispetto per il donatore: alla premura per l’adempimento delle sue volontà si contrappone il desiderio, a volte inconscio, di conservarne l’integrità corporea.

In sostanza, questa revisione evidenzia ancora una volta che fattori apparentemente irrisolvibili, sono spesso legati a questioni molto comuni come la sfiducia nel sistema sanitario, agli equivoci sulle diverse posizioni religiose e soprattutto, all’insicurezza sul processo di morte e alla successiva donazione.
Quello che ancora una volta emerge è che i familiari dei donatori possono trarre beneficio emotivo dall’atto di donazione, ma che, contestualmente, è presente un senso di incertezza che avvolge l’intero processo di donazione. In un momento terribilmente drammatico come quello della morte improvvisa i familiari si sentono spesso abbandonati a loro stessi e sottoposti a un carico emotivo e decisionale difficile da sostenere.

Si rendono quindi necessarie strategie di educazione e di supporto psicologico attuate attraverso interventi assistenziali centrati sulla famiglia che rispettino le esigenze del lutto e accompagnino i familiari a comprendere e accettare la morte nel contesto della donazione. Favorire la fiducia nel processo di donazione, dare risposta convincenti è, secondo gli autori, l’unico modo per supportare il percorso decisionale e accrescere la propensione alla donazione.

Bibliografia. Ralph A, Chapman JR, Gillis J, et al. Family perspectives on deceased organ donation: thematic synthesis of qualitative studies. Am J Transplant. 2014 Mar 10. [ Epub ahead of print]

1 Commento:


  • By Mariangelo Cossolini 09 Mag 2014

    Un buon articolo su cui riflettere: ho confrontato i motivi del diniego con quelli dell’area di Coordinamento di cui sono responsabile: quasi tutti coincidono; ritengo sia necessaria una riflessione per cominciare ad agire in relazione alle cause. Molto si può fare per migliorare alcuni aspetti, soprattutto sull’accoglienza già a partire dall’ingresso per le cure, ma anche sull’empatia e la chiarezza e semplicità delle spiegazioni. Su altri temi non resta molto spazio, ma non si può ottenere il 100% dei consensi. Sono convinto che sia necessario stimolare la scelta personale per non lasciare la decisione ai familiari.

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