04/07/2018

Disturbi psichiatrici e risultati post trapianto di rene, quali valutazioni?

Molnar MZ, Eason JD, Gaipov A, Kovesdy CP, et al. History of psychosis and mania, and outcomes after kidney transplantation – a retrospective study. Transpl Int. 2018 May;31(5):554-565.

 

Oggi ci sono pochissime controindicazioni assolute al trapianto di rene.

Persino i disturbi psichiatrici, in particolare una storia di psicosi e/o mania, che sono i sintomi cardinali della schizofrenia e del disturbo bipolare, rimangono una controindicazione relativa condivisa dalla maggior parte delle società di trapianto (Alsady M, et al. Lithium in the kidney: friend and foe? J Am Soc Nephrol 2016).

Le ragioni di questa posizione non univoca sono diverse e riguardano le preoccupazioni sulla ricaduta della malattia psichiatrica, sulla terapia farmacologica e altre aderenze al trattamento post-trapianto, sull’inadeguato supporto sociale, sulla capacità emotiva e cognitiva dei pazienti e sulle potenziali interazioni farmacologiche tra farmaci psicotropi e immunosoppressori.

Tuttavia, ci sono pochissimi dati a sostegno di queste preoccupazioni e la maggior parte di questi consistono principalmente di casi clinici, studi osservazionali molto piccoli e, soprattutto, derivano da valutazioni post-trapianto (Abbott KC, et al. Hospitalized psychoses after renal transplantation in the United States: incidence, risk factors, and prognosis. J Am Soc Nephrol 2003).

In questo studio i ricercatori americani e canadesi indagano sull’associazione tra la storia di psicosi/mania pre-trapianto, con la perdita del trapianto e la mortalità post-trapianto per tutte le cause, ipotizzando che una storia di disturbi psichiatrici pretermine fosse associata a un più alto rischio di non aderenza alle terapie, quindi di rigetto, perdita del trapianto e decesso.

Stando ai risultati, i riceventi con storia di psicosi/mania (442 casi su 3.680 trapianti esaminati) hanno una sopravvivenza, una perdita di trapianto e un rischio di rigetto, simili ai riceventi senza questi disturbi.

Inoltre, gli autori sostengono che questi pazienti hanno avuto un’adesione ai regimi immunosoppressivi post-trapianto del tutto sovrapponibile alle loro controparti senza queste diagnosi.

Quindi lo studio suggerisce che il trapianto può essere sicuro anche nei pazienti con una storia di disturbi psichiatrici. 

Ciò detto, fanno notare che i pazienti arruolati nello studio, essendo stati tutti trapiantati, probabilmente hanno subito una selezione molto rigorosa prima di essere iscritti in lista d’attesa e questo non significa che tutti quelli con tali disturbi siano eleggibili al trapianto.

La prova di ciò è che quasi il 9% dei pazienti sottoposti a trattamento dialitico cronico, viene ospedalizzato per un disturbo mentale all’anno, ma solo il 3,5% dei pazienti sottoposti a trapianto di rene ha una diagnosi di storia di psicosi/mania (Kimmel PL, et al. Psychiatric illness in patients with end-stage renal disease. Am J Med 1998).

Questo dato potrebbe suggerire che molti pazienti con disturbi psichiatrici non vengono effettivamente trapiantati.

In sostanza, questa grande coorte nazionale di pazienti trapiantati negli Stati Uniti con una storia di psicosi/mania, mostra un’aderenza ai farmaci, un rischio di rigetto e una sopravvivenza post-trapianto, simili ai riceventi senza queste diagnosi.

Ciò dimostra che il processo di selezione del candidato al trapianto può avere successo.

Sono però necessari ulteriori studi per definire come selezionare con sicurezza più candidati al trapianto da questa particolare popolazione, prima di poter sostenere che la diagnosi di psicosi o di disturbo bipolare non sia associata ad esiti avversi nei pazienti sottoposti a trapianto di rene.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

 

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