01/06/2018

Diminuisce il rischio di morte per infezione post-trapianto di rene

Kinnunen S, Karhapää P, Juutilainen A, Helanterä I, et al. Secular trends in infection-related mortality after kidney transplantation. CJASN 2018; DOI: 10.2215/CJN.11511017.

Il rischio di morte per infezione dopo trapianto di rene è dimezzato rispetto agli anni ’90.

Lo riporta uno studio osservazionale finlandese pubblicato online dal Clinical Journal of American Society di Nefrology, che ha incluso tutti i 3249 pazienti trapiantati di rene in Finlandia dal 1990 al 2012.

Il tasso di mortalità per 1.000 anni-persona per i pazienti sottoposti a trapianto durante il periodo 1990-1999 (prima coorte) era 9,1. Tale tasso è sceso a 4,6 nel 2000-2012 (seconda coorte).

Il tasso è diminuito anche se i pazienti nel periodo 2000-2012 erano significativamente più anziani, avevano più comorbilità, erano in dialisi da più tempo, avevano ricevuto più organi da donatori marginali ed erano in terapia immunosoppressiva più potente.

In entrambe le coorti, la causa più frequente di decessi infettivi era dovuta alle comuni infezioni batteriche. L’infezione polmonare ha rappresentato il 49% dei decessi nella prima coorte e il 36% in quella più recente. La setticemia ha causato il 42% dei decessi nella coorte ’90-99 e il 37% in quella recente. Così come la morte da infezioni virali o fungine invasive è stata molto meno comune, rappresentando solo dal 2% al 3% dei decessi in entrambe le coorti.

Dopo che i ricercatori hanno aggiustato le analisi per età e sesso, i fattori associati a un aumentato rischio di morte infettiva includevano il diabete come causa della malattia renale allo stadio terminale; l’essere stati in dialisi per più di 2 anni prima del trapianto; maggiore creatinina plasmatica in aumento e un livello di albumina plasmatica inferiore a 36 g/L.

L’incidenza di rigetto acuto, noto fattore di rischio per la morte infettiva, è diminuita dal 23% nella prima coorte al 13% in quella più recente, suggerendo che una minore frequenza di rigetto acuto e in particolare il trattamento immediato è il fattore più importante che spiega la ridotta mortalità infettiva in questi trapiantati.

“Inoltre, strumenti diagnostici migliori e più veloci per le infezioni, insieme a una maggiore consapevolezza delle gravi infezioni opportunistiche, possono aver contribuito alla ridotta mortalità infettiva”, spiegano i ricercatori.

Nonostante ciò, un’implicazione importante dello studio è che la morte infettiva dopo trapianto di rene è comune.

Per ridurre al minimo questo rischio, bisogna prestare meticolosa attenzione al regime e alla dose immunosoppressiva.

L’immunizzazione con vaccino antinfluenzale annuale è generalmente raccomandata per tutti i destinatari 1 mese dopo il trapianto, così come dovrebbe essere raccomandato  il vaccino contro lo pneumococco.

In conclusione, la sopravvivenza dopo trapianto di rene in Finlandia continua a migliorare. Anche se le infezioni batteriche comuni rimangono la causa più frequente di mortalità correlata all’infezione, il rischio di morte è diminuito della metà dagli anni 1990.

 

N.B. Le news sono un riassunto fedele dell’articolo originale e non riflettono la posizione ufficiale del CNT

 

 

 

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